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Sequestrato impianto d'incenerimento a Barletta

Irruzione nello stabilimento Buzzi Unicem SpA: sigilli anche all'impianto di stoccaggio delle emulsioni oleose e a un'area attigua per lo stoccaggio di rifiuti in uso alla Daleno Ecologia
Nel centro di Barletta si sarebbero smaltiti rifiuti pericolosi senza le autorizzazioni previste dalla normativa di tutela ambientale. Perciò stamattina su provvedimento del Gip del Tribunale di Trani, Antonio Lovecchio, i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Bari hanno sottoposto a sequestro preventivo l'impianto d'incenerimento dello stabilimento Buzzi Unicem SpA, l'impianto di stoccaggio delle emulsioni oleose della stessa azienda, e un'area attigua per lo stoccaggio di rifiuti in uso alla Daleno Ecologia Srl. «La mancanza di autorizzazioni e la violazione della normativa - scrive il Gip - appaiono ancor più gravi in considerazione del fatto che gli impianti sorgono nelle immediate vicinanze del centro di Barletta. Circostanza - aggiunge il Gip - che avrebbe dovuto imporre massime cautele e non scelte leggere ed imprudenti peraltro ispirate al personale arricchimento».
L'inchiesta del pubblico ministero tranese, Giuseppe Maralfa, conta 4 indagati: il legale rappresentante ed il direttore della cosiddetta cementeria Buzzi, nonché i legali rappresentanti delle aziende barlettane Trasmar sas e Daleno Ecologia srl.
Secondo l'accusa, la Trasmar avrebbe conferito alla Buzzi rifiuti di fibre tessili lavorate, mentre la Daleno Ecologia avrebbe usufruito di un'area della cementeria per avviare a combustione e a recupero energetico rifiuti vari.
La Buzzi Unicem è autorizzata a produrre cemento e gesso ma non avrebbe, invece, l'autorizzazione a riutilizzare gli oli esausti. Così come non potrebbe lavorare i rifiuti derivanti dalle fibre tessili. In tarda mattinata i legali della Buzzi hanno chiesto al Pm il dissequestro del forno che coi sigilli pregiudicherebbe l'attività delle parti del complesso industriale non interessate dal sequestro.
Antonello Norscia

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