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Indagati 10 medici: falsi ricoveri e i criminali baresi lasciavano il carcere

Attraverso certificati di malattia falsificati, avrebbero consentito a pregiudicati affiliati ai clan Parisi e Capriati di precostituirsi le condizioni per incompatibilità con il regime carcerario • Tutto è partito dai certificati di Mimmo «il biondo»
Stanza Ospedale BARI - Una decina di medici di ospedali baresi che lavorano nelle cliniche ospedaliere e universitarie di neurologia e psichiatria hanno ricevuto informazioni di garanzia con l'accusa di aver, attraverso certificati di malattia falsificati, consentito a pregiudicati affiliati ai clan baresi Parisi e Capriati di precostituirsi le condizioni per incompatibilità con il regime carcerario.
I medici - che lavorano nelle strutture sanitarie più importanti del capoluogo pugliese - sono indagati per vari reati tra i quali il concorso esterno in associazione per delinquere di tipo mafioso. Le indagini - cominciate quattro anni fa - sono state condotte dalla Polizia di Stato, sezione di Polizia giudiziaria presso la Procura di Bari diretta da Pietro Battipiede in collaborazione con la squadra mobile della questura di Bari, diretta da Luigi Liguori, e sono coordinate dal procuratore aggiunto Giovanni Colangelo e dal sostituto procuratore Gianrico Carofiglio.
Oltre al concorso esterno in associazione mafiosa, ai medici indagati si contestano i reati di falsità ideologica in certificati, corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, false dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all' autorità giudiziaria. In cambio delle attestazioni false i medici avrebbero ricevuto regali: da prodotti alimentari a telefoni cellulari e viaggi.
Molti dei ricoveri sospetti riguardano i pregiudicati Michele Gallo, Domenico Monti, Cosimo Fortunato, appartenenti ai clan Parisi e Capriati.
I pregiudicati, mentre erano in carcere o agli arresti domiciliari, si mostravano epilettici o affetti da depressione o, ancora, dicevano di voler tentare il suicidio: questo, spesso, avveniva nelle ore serali o quando avevano sentore che potevano tornare in carcere sulla base di nuovi provvedimenti restrittivi. Tutti i sintomi mostrati dai pregiudicati facevano riferimento a malattie che non possono essere provate con test diagnostici o strumentali.
A quanto si è appreso le indagini sono cominciate sulla base di dichiarazioni fatte qualche anno fa da un collaboratore di giustizia, Pietro Losurdo, presunto affiliato del clan Parisi, e sono state compiute utilizzando intercettazioni ambientali e telefoniche nelle quali, tra l' altro, i pregiudicati, parlando tra loro, affermano di avere conoscenze mediche per poter ottenere subito «belle cartelle cliniche».
Le indagini proseguono per accertare l' eventuale coinvolgimento di altri medici, ma anche di paramedici o altro personale sanitario.

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