Martedì 22 Gennaio 2019 | 18:32

Fu «Membri di partito» (di Alberto Selvaggi) la madre degli scandali

Che fine ha fatto l’ex pornostar barese Rossana Doll? La protagonista del libro scritto dal giornalista Alberto Selvaggi, il best-seller «Membri di partito» che piovve come una bomba sulle elezioni politiche del 1994 e furoreggiò sui media di tutt’Italia negli anni seguenti, fu al centro del primo scandalo «sesso-politico» del Belpaese. Un caso che partiva da Bari, come quello di Gianpi Tarantini e Patrizia D’Addario e di altre ninfette. Quel pamphlet rappresenta oggi un po’ la «madre di tutti gli scandali politico-sessuali» di oggi
Fu «Membri di partito» (di Alberto Selvaggi) la madre degli scandali
di Valentino Losito

Che fine ha fatto l’ex pornostar barese Rossana Doll? La protagonista del libro scritto dal giornalista Alberto Selvaggi, il best-seller «Membri di partito» che piovve come una bomba sulle elezioni politiche del 1994 e furoreggiò sui media di tutt’Italia negli anni seguenti, fu al centro del primo scandalo «sesso-politico» del Belpaese. Un caso che partiva da Bari, come quello di Gianpi Tarantini e Patrizia D’Addario e di altre ninfette.

Quel pamphlet rappresenta oggi un po’ la «madre di tutti gli scandali politico-sessuali» di oggi, delle Vallettopoli, ormai sdoganate dalla comune morale. Fu pubblicato dalla spericolata Stampa Alternativa dell’editore romano Marcello Baraghini in un tempo in cui raccontare il privato dei politici era impensabile.

Le ultime notizie su Rossana Doll, passata da «Così fan tutte» di Tinto Brass al porno di Riccardo Schicchi, le pubblicò tempo fa «La Stampa», in una pagina in cui raccontava di storie di sesso in vendita e di droga a Torino. Un girone infernale dal quale però, assicurano i bene informati, Rossana è uscita. La Doll è da tempo fuori dal porno, ha abbandonato anche gli eccessi di una vita pericolosa e sembra anche svolga un lavoro tranquillo al Nord.

Il caso «Membri di partito» è ricomparso da un po’ sui giornali sulla scia dei recenti scandali. Tra gli ultimi che ne hanno scritto definendolo «precursore» e «illuminante» di ciò che sta accadendo «15 anni dopo» ci sono Roberto Saviano su «L’Espresso» e Giuseppe Caldarola sul «Riformista».

Certo che ne è passata di acqua sotto i ponti, da quel ‘94 è cambiato tutto e oggi svelare il privato dei politici è la norma. Il pamphlet di Alberto Selvaggi venne lanciato sui media da Giampaolo Pansa, che gli dedicò la sua rubrica «il Bestiario» sull’«Espresso» e dal «Corriere della Sera». Raccontava di presunti favori sessuali richiesti alla Doll da viceministri, dal presidente di una compagnia aerea e da altri potenti in cambio di un posto di hostess di volo. Ma scendendo terribilmente nel dettaglio.

Il libretto divenne subito, da Bari a Milano, un oggetto di culto, fu sequestrato di urgenza su istanza di due dei politici citati e ristampato col timbro «Nuova edizione evirata». Iniziarono a circolare migliaia di fotocopie illegali dell’originale, vendute a prezzi astronomici. Selvaggi, quale autore del libro, la Doll, protagonista delle vicende, e Baraghini, l’editore, vennero querelati da due viceministri. I tre nel ‘97 vinsero in primo grado. Ma poi la Corte d’appello di Roma diede loro torto marcio, infliggendo anche una salata provvisionale. Nel 2000 la Cassazione confermò la sentenza di condanna: anche se i fatti narrati fossero veri, non riguardano le specifiche funzioni pubbliche dei due politici e «la narrazione del Selvaggi» supera il resoconto sfociando nella ferocia derisoria.

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