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Bari - Smantellato clan mafioso: sequestrati beni per 700mila euro

Droga, estorsioni ai commercianti e videopoker sono i principali settori di interesse dell'organizzazione che stava facendosi strada in una delle zone popolari a ridosso del centro cittadino
BARI - Avevano istituito una rete di controllo minuzioso del quartiere San Pasquale di Bari per monitorare gli spostamenti delle forze dell' ordine e l' eventuale sconfinamento di pregiudicati di altre zone. Così negli ultimi anni il clan mafioso che fa capo a Giuseppe Fiore (ex esponente della mafia tranese in carcere dal novembre del 2002), sgominato oggi dai carabinieri, ha controllato nel quartiere e in altre zone della città il racket delle estorsioni sulle attività dei videogiochi, oltre al traffico di stupefacenti e di armi.
Fiore, che è uno dei destinatari delle 43 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del Tribunale di Bari su richiesta del pm dalla direzione distrettuale antimafia Elisabetta Pugliese, era già in carcere dal 22 novembre del 2002 perché arrestato nell' ambito dell'operazione Centauro. In quella occasione i carabinieri smantellarono gran parte del suo clan di riferimento che ha comunque continuato ad operare con base nel quartiere San Pasquale. Gli arresti di oggi sono il risultato della seconda trance delle indagini che hanno portato ad accertare la natura mafiosa dell' organizzazione che si occupava anche di reperire con le estorsioni fondi per sostenere gli affiliati in carcere.
Secondo gli investigatori, l' organizzazione ha esercitato nel quartiere una vera e propria influenza camorristica che, tra l'altro, imponeva a titolari di sale giochi l'installazione di una marca particolare di videogiochi sui quali pretendeva poi il 50 per cento degli incassi. Aveva imposto ad un supermercato l' assunzione fittizia di due degli indagati (uno era lo stesso Fiore) che percepivano regolarmente gli stipendi mensili senza mai lavorare. Alle politiche del 2001 inoltre (secondo quanto accertato in un' altra tranche dell' inchiesta) il clan impose la votazione nel quartiere del candidato Alessandro Saracino (che non venne eletto per pochi voti).
L' organizzazione aveva un controllo capillare del quartiere e in questa ottica va letto, secondo gli investigatori, il tentativo di omicidio di Nicolangelo Manzari, colpevole di avere preteso una tangente in una sala giochi che era sotto la protezione del gruppo Fiore.
Complessivamente nell'inchiesta sono indagate 45 persone due delle quali sono in libertà perchè divenute collaboratori di giustizia. Le ordinanze richieste dalla Dda sono 43 e 37 i provvedimenti effettivamente notificati (cinque sono agli arresti domiciliari e una decina è stata notificata a persone già in carcere): due dei destinatari risultano scomparsi da aprile del 2003 e gli investigatori ritengono che siano stati vittime di lupara bianca, mentre altre quattro persone sono ricercate. Gli arresti sono stati eseguiti oltre che a Bari anche a Verona, Perugia, Brindisi, Lecce e l' Aquila.
Gli investigatori hanno anche eseguito sequestri preventivi di beni per un valore complessivo di 700.000 euro nei confronti di Giuseppe Fiore, Domenico Capodiferro e un latitante: tra i beni sequestrati vi sono un appartamento, vari locali, una macelleria, motociclette ed automobili.
Nel corso delle indagini sono state inoltre sequestrate ingenti quantità di droga armi e munizioni.

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