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Finto made in Italy fermato alla dogana

Posto sotto sequestro al porto di Taranto un container zeppo di pantaloni da uomo fatti in Cina ma spacciati per «Made in Italy». Oltre 72mila i pezzi, del valore commerciale di oltre un milione e quattrocentomila euro
TARANTO - Un carico enorme di pantaloni. Cuciti per una manciata di centesimi in Cina ma spacciati per «Made in Italy». Ancora un ingente sequestro di merce cinese è stato compiuto al porto mercantile di Taranto, il terzo scalo in Italia per volume di merci. Questa volta i funzionari del servizio vigilanza antifrode doganale della circoscrizione di Taranto in collaborazione con gli agenti della polizia di frontiera hanno sottoposto a fermo amministrativo un container contenente pantaloni per uomo recanti le indicazioni - naturalmente non veritiere - «Moda Italia» e «Mode Italy». Oltre 72mila i pezzi, del valore commerciale di oltre un milione e quattrocentomila euro.
La merce pare fosse destinata alla grande distribuzione del Centro Italia.
Una dettagliata informativa di reato è stata inviata alla Procura della Repubblica.
«L'operazione messa a segno l'altro giorno testimonia - hanno detto il dottor Tommasio Musio, responsabile della circoscrizione doganale di Taranto, e la dottoressa Cosima Bernardi, dirigente della polizia di frontiera, nel corso della conferenza convocata per illustrare i dettagli del sequestro - l'elevato livello di attenzione della Dogana e delle forze dell'ordine nei confronti della tutela del prodotto "Made in Italy", costantemente messo a dura prova dai prezzi concorrenziali di tipologie merceologiche, quali capi di abbigliamento, che sono sempre più soggette a illeciti commerciali, inquinando il mercato nazional-europeo di capi di qualità scadente con indicazioni di origine fallaci».
Il container è stato perquisito dopo che dall'esame della documentazione di trasporto erano state rilevate alcune anomalie. «Il nostro sistema di analisi - ha spiegato il dottor Musio - ha subito accertato elementi sospetti che hanno trovato puntualmente conferma quando il container è stato aperto ed ispezionato con attenzione». Non potendo procedere all'apertura di tutti i container in arrivo dall'Estremo Oriente (il molo polisettoriale di Taranto è gestito da Evergreen, multinazionale di Taiwan, che ormai movimenta 700.000 container all'anno), diventa fondamentale il lavoro di intelligence, compiuto tramite l'analisi della documentazione di trasporto e l'utilizzo del sofistica silohuette-scan.
Tecnicamente, il provvedimento di fermo amministrativo può essere revocato se dagli oltre 72mila pantaloni sarà rimossa l'etichetta «Made in Italy» o «Mode Italy», chiaramente fallace rispetto alla reale provenienza dell'abbigliamento e fuorviante per il consumatore finale. La violazione contestata è infatti proprio quella relativa all'erronea indicazione del luogo di realizzazione dei capi.
Dallo scorso autunno ad oggi sono dieci i sequestri effettuati nell'area portuale da doganieri, poliziotti e finanzieri. Sotto chiave è finito praticamente di tutto, dai motorini elettrici alla sigarette, dalle scarpe ai giocattoli per bambini, in un crescendo che sembra davvero inarrestabile.
Mimmo Mazza

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