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Canosa - Mostra sugli "schiavi" italiani del Führer

Martedì 18 maggio la presentazione - a Palazzo di Città - della galleria itinerante «1939 - 1945: schiavi di Hitler in Renania e Vestfalia», che sarà a Palazzo Iliceto fino al 30 maggio
internati lager nazista nazismo CANOSA - Sarà presentata domani, 18 maggio, alle 18.30 presso Palazzo di Città, la mostra itinerante «1939 - 1945: schiavi di Hitler in Renania e Vestfalia», che sarà a Palazzo Iliceto fino al 30 maggio.
La mostra è un insieme di testimonianze sui lavoratori coatti e internati militari italiani in Renania e Vestfalia: una realtà dimenticata e dolorosa che coinvolse più di 500 mila militari italiani che l'8 settembre 1943 decisero di deporre le armi, scegliendo la pace. Le testimonianze arrivano da Hagen, dove - durante il secondo conflitto mondiale - vennero impiegati lavoratrici e lavoratori coatti, così come in ogni altra città tedesca. La mostra è stata realizzata dal Museo-Archivio e dalla Geasamtschule Fritz Steinhoff di Hagen.
Il destino delle lavoratrici e lavoratori coatti stranieri impiegati dal Terzo Reich, di cui 1.455.000 erano quelli italiani, finì ben presto per essere dimenticato. Solo quando il Consiglio della città di Hagen stabilì nel maggio del 2000, di rielaborare la storia del "lavoro forzato", vennero alla luce importanti testimonianze, grazie al lavoro di ricerca portato avanti dal Centro di Studi Storici, consorzio tra l'Archivio e il Museo della città.
«Un minuzioso lavoro di ricerca - spiega Nicola Casamassima - ha portato alla luce fotografie, lettere, diari e testimonianze sonore di operai specializzati dell'Europa occidentale, contadini polacchi, civili russi e di altre nazionalità, internati militari provenienti da territori occupati dalle forze armate tedesche, donne, uomini e bambini, che durante il secondo conflitto mondiale furono ridotti in schiavitù. Migliaia di persone costrette a lavorare nelle più inumane condizioni». Tra queste anche Nicola Sinesi, cittadino di Canosa, uno dei 461 prigionieri italiani del Lager 341, deportato e morto a Hagen durante il bombardamento aereo del 2 dicembre 1944. Sinesi riposa nella tomba comune di Hagen - Destern insieme alle altre vittime di quella notte. Da anni fanno visita alla sepoltura i due figli Teodoro e Savino e la nipote, Angela Sinesi, giornalista e collaboratrice dell'emittente radiofonica tedesca Westdeutscher Rundfunk (Wdr).
Dodici le lettere sopravvissute al bombardamento, scritte di pugno da Nicola Sinesi dal Lager 341: di queste 9 sono per la moglie Angelina Sinesi e 3 per una cugina, «religiosa in un ospedale della provincia di Arezzo», cita il quaderno che racchiude le testimonianze, curato dalla Gesamtschule Fritz Steinhoff. Delle struggenti lettere inviate alla moglie Nicola Sinesi non ha ricevuto mai risposta perché «donna Angela non usava l'apposita pagina preparata per i familiari e allegata allo scritto del marito».
La mostra è stata già allestita in dieci città tedesche e poi tradotta in italiano e completata con alcuni particolari aspetti che riguardano gli "Internati militari italiani (Imi)".
Già presentata a Bovolone (in provincia di Verona), Ficarolo (Rovigo), Calderara di Reno (Bologna) e Senigallia (Ancona), località dalle quali provenivano quattro italiani sopravvissuti ai lager tedeschi, la mostra fa tappa nella città di Nicola Sinesi, allestita per volontà dei suoi figli e del Comune di Canosa.
All'inaugurazione interverranno Antonio Leuzzi, docente di storia contemporanea, e l'assessore alla Cultura di Canosa, Nicola Casamassima.
Paolo Pinnelli

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