Puglia, chiuso «filone droga»: 6 indagati
BARI – Sono sostanzialmente terminati gli accertamenti istruttori della procura di Bari sulla vacanza da sballo in Sardegna compiuta dal 12 luglio all’11 settembre 2008 da Gianpaolo Tarantini, l’imprenditore barese noto per aver inviato a pagamento escort e ragazze immagine anche nelle residenze private del premier Silvio Berlusconi.
Nell’ambito dell’indagine, a carico di sei persone, il 16 ottobre scorso è stato posto agli arresti domiciliari Alessandro Mannarini, amico di 'Gianpi' che sarà interrogato in settimana dal gip.
Nell’indagine sono indagati per concorso in detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti tre presunti pusher e tre acquirenti. Questi ultimi sono Mannarini, Tarantini e Massimiliano Verdoscia, finiti uno dopo l’altro agli arresti domiciliari. Sono detenuti presso i propri domicili anche i presunti pusher Onofrio Spilotros e Stefano Iacovelli, mentre è indagato a piede libero Nico il presunto spacciatore che ha confessato di aver venduto a Tarantini, in diverse occasioni, circa 400 grammi di cocaina, poi portata in Costa Smeralda.
Restano ancora in corso le indagini sulla vicenda delle escort, così come sulla presunta corruzione di medici e direttori sanitari di Ausl ai quali Tarantini voleva vendere le protesi commercializzate dalle sue aziende. Escort e corruzione sono i filoni più interessanti dell’intricata vicenda giudiziaria che ruota attorno al trentaquattrenne 'Gianpi' che dal 18 settembre scorso è agli arresti domiciliari nella sua splendida casa a due passi da via Veneto, a Roma.
A carico di Mannarini, del cui arresto si è avuto notizia ieri sera, ci sono le accuse di Tarantini, Verdoscia e di Nico. I primi due sostengono che Mannarini, quarantenne benestante della Lecce-bene, fece alcuni viaggi per portare la cocaina nella villa che Tarantini aveva affittato per 70mila euro al mese a poca distanza da Villa Certosa. Il presunto spacciatore Nico ha detto invece che in un’occasione Mannarini «ritirò una fornitura» dal suo negozio nel centro di Bari per conto di Tarantini.
«Mannarini – disse Verdoscia durante l'interrogatorio dell’estate scorsa – si è prestato a trasportare lo stupefacente in Sardegna. Ignoro quali siano stati i quantitativi, anche se presumo si tratti di 50 grammi». Mannarini aggiunse anche che la cocaina era «custodita nella cassaforte che si trovava nella stanza della villa affittata da Tarantini, che di volta in volta cedeva delle dosi a me e a Mannarini».
'Lei ha visto lo stupefacente?', chiese il pm Giuseppe Scelsi. «Certo», rispose Verdoscia.
'Nella cassaforte?', domandò ancora il magistrato. «Sì, l’ho visto con i miei occhi nella cassaforte», rispose l’indagato.
A Tarantini, che sostiene che la cocaina sia stata acquistata con fondi suoi, di Mannarini e di Verdoscia, questi ultimi due hanno sempre risposto sostenendo il contrario, cioè che fu solo Tarantini ad acquistarla a Bari e a cederla a loro durante la vacanza. Durante gli interrogatori Mannarini si è sempre difeso affermando di non sapere di aver trasportato la cocaina che era probabilmente nascosta tra i vari arredi che portò da Bari in Costa Smeralda.
Nell’ambito dell’indagine, a carico di sei persone, il 16 ottobre scorso è stato posto agli arresti domiciliari Alessandro Mannarini, amico di 'Gianpi' che sarà interrogato in settimana dal gip.
Restano ancora in corso le indagini sulla vicenda delle escort, così come sulla presunta corruzione di medici e direttori sanitari di Ausl ai quali Tarantini voleva vendere le protesi commercializzate dalle sue aziende. Escort e corruzione sono i filoni più interessanti dell’intricata vicenda giudiziaria che ruota attorno al trentaquattrenne 'Gianpi' che dal 18 settembre scorso è agli arresti domiciliari nella sua splendida casa a due passi da via Veneto, a Roma.
A carico di Mannarini, del cui arresto si è avuto notizia ieri sera, ci sono le accuse di Tarantini, Verdoscia e di Nico. I primi due sostengono che Mannarini, quarantenne benestante della Lecce-bene, fece alcuni viaggi per portare la cocaina nella villa che Tarantini aveva affittato per 70mila euro al mese a poca distanza da Villa Certosa. Il presunto spacciatore Nico ha detto invece che in un’occasione Mannarini «ritirò una fornitura» dal suo negozio nel centro di Bari per conto di Tarantini.
«Mannarini – disse Verdoscia durante l'interrogatorio dell’estate scorsa – si è prestato a trasportare lo stupefacente in Sardegna. Ignoro quali siano stati i quantitativi, anche se presumo si tratti di 50 grammi». Mannarini aggiunse anche che la cocaina era «custodita nella cassaforte che si trovava nella stanza della villa affittata da Tarantini, che di volta in volta cedeva delle dosi a me e a Mannarini».
'Lei ha visto lo stupefacente?', chiese il pm Giuseppe Scelsi. «Certo», rispose Verdoscia.
'Nella cassaforte?', domandò ancora il magistrato. «Sì, l’ho visto con i miei occhi nella cassaforte», rispose l’indagato.
A Tarantini, che sostiene che la cocaina sia stata acquistata con fondi suoi, di Mannarini e di Verdoscia, questi ultimi due hanno sempre risposto sostenendo il contrario, cioè che fu solo Tarantini ad acquistarla a Bari e a cederla a loro durante la vacanza. Durante gli interrogatori Mannarini si è sempre difeso affermando di non sapere di aver trasportato la cocaina che era probabilmente nascosta tra i vari arredi che portò da Bari in Costa Smeralda.