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Truffa all'Unione europea: due arrestati a Taranto

Finanzieri del Nucleo di polizia tributaria hanno notificato l'ordine di custodia cautelare a Francesco Tribuzio, 60 anni, e Francesco Cavalera, 40 anni. Il primo avrebbe ottenuto un miliardo e mezzo di lire per una società fantasma
TARANTO - Avrebbero ottenuto nel 2001 un contributo comunitario di circa un miliardo e mezzo di lire per realizzare un impianto manifatturiero mai entrato in funzione: per questo motivo due persone sono state arrestate dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Taranto. Gli arrestati sono Francesco Tribuzio, di 60 anni, residente a Leporano (Taranto), amministratore di fatto e socio della società "Pegaso s.r.l.", e Francesco Cavalera, di 40, di Taranto. Ad entrambi i militari hanno notificato una ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Taranto Michele Ancona, su richiesta del pubblico ministero Nicolangelo Ghizzardi.
Tribuzio è accusato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, nonché di falso ideologico. Cavalera, che ha beneficiato degli arresti domiciliari, è accusato di riciclaggio perché, secondo gli investigatori, avrebbe sostituito il denaro ricavato con gli illeciti di Tribuzio con altri soldi provenienti dai propri conti correnti in modo da ostacolare gli accertamenti sulla provenienza delle somme oggetto della truffa.
Secondo i finanzieri la "Pegaso", presentando dichiarazioni e documenti falsi o contraffatti e attuando artifici contabili, avrebbe riscosso illecitamente dalla Unione europea il contributo di circa un miliardo e mezzo di lire nell' ambito della "Sovvenzione globale per l' area di crisi di Taranto". La richiesta di finanziamento si basava sul progetto di realizzazione di un impianto manifatturiero per produrre oggetti in metallo e in legno. La "Pegaso" aveva dichiarato, presentando documentazione fiscale, di aver acquistato le attrezzature necessarie per l' impianto dalla società "Italargento" di Taranto, che appariva averle realizzate. In realtà però si sarebbe trattato di operazioni inesistenti perché la "Italargento", creata appositamente dagli stessi soci della "Pegaso", risultava priva di macchinari e dipendenti e non aveva mai svolto attività produttiva.
Il fascicolo processuale è passato ora nelle mani del sostituto procuratore Matteo Di Giorgio, essendo il Pm Ghizzardi passato da pochi giorni alla Corte di appello nelle vesti di Procuratore generale.

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