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Taranto, il porto dei maxi - sequestri di merce illegale

TARANTO - In principio fu un'auto da rally, una Subaru fiammante destinata ad un armatore greco e finita al centro di una disputa giudiziaria per molti versi singolare. Poi nel mirino di doganieri e finanzieri è finito davvero di tutto: motorini elettrici, scarpe, magliette, giocattoli, pile, dvd, masterizzatori, perfino sigarette.
Sono complessivamente undici i sequestri messi a segno nel porto di Taranto dai funzionari del Servizio vigilanza antifrode doganale e dei militari della Compagnia di Taranto delle Fiamme gialle dallo scorso autunno a oggi. Merce per svariati milioni di euro è stata sottoposta a fermo amministrativo e in qualche caso anche a sequestro penale, in quanto sono state accertate varie violazioni sia alla normativa sull'importazione che sulla tutela dei marchi.
L'aumentare del numero dei container sbarcati e smistati nel molo dato in concessione ad Evergreen ha fatto crescere in maniera esponenziale anche l'allarme sull'arrivo dalla Cina di merce priva dei requisiti (anche di sicurezza) necessari per essere immessa sul mercato italiano e capace, però, di creare gravi danni ai nostri imprenditori. La vicenda viene costantemente monitorata dal ministero delle Finanze (Tremonti ha fatto del controllo al made in China una delle sue priorità d'azione) e dal comando generale della Guardia di Finanza che nei giorni scorsi ha fatto giungere il suo apprezzamento agli uomini guidati dal colonnello Francesco Fontanarosa e dal capitano Emanuele Fisicaro per l'eccellente lavoro sinora svolta.
Individuare i carichi sospetti è, infatti, tutt'altro che semplice. La modernissima attrezzatura in dotazione a doganieri e finanzieri da sola non basta. Il Silhouette Scan Mobile che consente di «passare» ai raggi x i container deve necessariamente essere abbinato ad una attività di intelligence per dare risultati concreti. Non tutti i container vengono sottoposti a controllo approfondito (se così fosse i tempi per il trasferimento delle merci diventerebbero anti-economici) e dunque è necessario studiare la documentazione di trasporto (il contenuto, la provenienza e la destinazione della merce) per individuare elementi potenzialmente sospetti o equivoci.
Peraltro va sottolineato che la raffica di sequestri compiuti negli ultimi mesi non va necessariamente coniugata con l'alta rischiosità del porto di Taranto che, anzi, proprio di recente ha dimostrato di essere considerato internazionalmente come uno scalo molto sicuro.
Agli inizi di ottobre proprio nel porto di Taranto fu dirottato il cargo Bbc China, battente bandiera di Antigua e di proprietà dell'armatore di Amburgo Bbc chartering and logistic. La nava, salpata da Dubai, era diretta a Tripoli, in Libia. A bordo trasportava 2.200 componenti esterni per centrifughe in grado di produrre uranio arricchito, uno dei principali combustibili della bomba atomica.
Mimmo Mazza

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