Foggia, a 12 anni denuncia incesto
CERIGNOLA - «Voglio che lo facciate arrestare, non deve tornare più a casa». Questo l’accorato appello al «Telefono azzurro» di una ragazzina di 12 anni, da sei mesi oggetto delle morbose attenzioni del padre, un pregiudicato e sorvegliato speciale di 36 anni, che è stato arrestato dalla polizia, con l’accusa di violenza sessuale nei confronto della convivente (e mamma della ragazzina) atti sessuali nei confronti della bimba, maltrattamenti in famiglia, ubriachezza ricorrente, violazione degli obblighi della sorveglianza speciale.
Un vero e proprio padre - padrone, violento e spesso in preda agli effetti di alcol e cocaina (che aveva tentato anche di far assumere alla figlia) che da sei mesi aveva rivolto le sue turpi attenzioni anche alla figlia, dopo aver vessato in ogni maniera), anche sotto il profilo sessuale, la convivente (tra l’altro, mai un euro per fare la spesa, privazioni ed umiliazioni), minacciandola e picchiandola quando lei aveva provato a reagire. Il 17 settembre scorso la donna era stata violentemente picchiata ed aveva dovuto far ricorso ai medici del pronto soccorso. Prognosi di dieci giorni. Ma in tante altre occasioni la donna non era andata ospedale e veniva praticamente segregata in casa fino a quando non sparivano i segni delle percosse.
Su questo substrato, dallo scorso novembre, si è innestato il turpe e squallido assalto alla figlia, che solitamente avveniva dopo litigi tra i genitori. La bimba veniva fatta oggetto di attenzioni sempre più spinte (come nel caso del 28 febbraio 2008, quando minacciandola anche con un coltello ed una pistola, aveva provato a passare alle vie di fatto o quando la insidiava in piena notte) ma era sempre riuscita a respingere il padre, il quale approfittando della sua passione per i film horror l’aveva costretta a vedere, invece, dei filmati porno.
La svolta è venuta attorno alle 18 di mercoledì scorso, quando la ragazzina, usando il suo cellulare, ha chiamato il 19696 del «Telefono azzurro». E all’opera - trice di Milano ha raccontato tutto, sollecitando un intervento. Poco più di un’ora dopo l’associazione che tutela i minori ha allertato gli uomini del commissariato che si sono subito mossi per togliere la bimba (che ha due fratelli di 14 e 6 anni costretti ad uscire di casa al momento degli abusi) dalle grinfie del bruto. La casa degli orrori era stata posta sotto osservazione ed il giorno dopo, appena la ragazza ha richiamato il «Telefono azzurro » mostrandosi sollevata nel sapere che la polizia sapeva e che presto vi sarebbe stato anche l’intervento di un’assistente sociale e di una psicologa.
Dopo un contatto telefonico avvenuto alle 16 e 30 di giovedì, alle 18, quando il maniaco non era in casa, la polizia è entrata nell’appartamento, in un quartiere popolare, ed ha prelevato mamma e figlia per portarle al sicuro in commissariato, dove hanno raccontato dettagliatamente l’accaduto. Nella stanza in cui il bruto, nullafacente, dormiva (su un materasso adagiato per terra) e bivaccava per tutto il giorno è stato ritrovato il coltello, un computer, con password d’ing resso, contenente materiale pornografico, una pen drive ed un hard disk supplementare, che sono ora al vaglio degli accertamenti della polizia postale. Niente droga, ma pare che il presunto bruto non solo ne facesse uso personale, ma secondo i racconti dei congiunti, per un certo periodo l’aveva anche spacciata. Tornato a casa attorno alle 21 di giovedì, l’uomo ma non ha fatto neppure in tempo a stupirsi per l’assenza dei congiunti che i poliziotti appostati sotto casa hanno fatto irruzione, arrestandolo. Di fronte ai pesantissimi addebiti ha negato tutto.
Un vero e proprio padre - padrone, violento e spesso in preda agli effetti di alcol e cocaina (che aveva tentato anche di far assumere alla figlia) che da sei mesi aveva rivolto le sue turpi attenzioni anche alla figlia, dopo aver vessato in ogni maniera), anche sotto il profilo sessuale, la convivente (tra l’altro, mai un euro per fare la spesa, privazioni ed umiliazioni), minacciandola e picchiandola quando lei aveva provato a reagire. Il 17 settembre scorso la donna era stata violentemente picchiata ed aveva dovuto far ricorso ai medici del pronto soccorso. Prognosi di dieci giorni. Ma in tante altre occasioni la donna non era andata ospedale e veniva praticamente segregata in casa fino a quando non sparivano i segni delle percosse.
Su questo substrato, dallo scorso novembre, si è innestato il turpe e squallido assalto alla figlia, che solitamente avveniva dopo litigi tra i genitori. La bimba veniva fatta oggetto di attenzioni sempre più spinte (come nel caso del 28 febbraio 2008, quando minacciandola anche con un coltello ed una pistola, aveva provato a passare alle vie di fatto o quando la insidiava in piena notte) ma era sempre riuscita a respingere il padre, il quale approfittando della sua passione per i film horror l’aveva costretta a vedere, invece, dei filmati porno.
La svolta è venuta attorno alle 18 di mercoledì scorso, quando la ragazzina, usando il suo cellulare, ha chiamato il 19696 del «Telefono azzurro». E all’opera - trice di Milano ha raccontato tutto, sollecitando un intervento. Poco più di un’ora dopo l’associazione che tutela i minori ha allertato gli uomini del commissariato che si sono subito mossi per togliere la bimba (che ha due fratelli di 14 e 6 anni costretti ad uscire di casa al momento degli abusi) dalle grinfie del bruto. La casa degli orrori era stata posta sotto osservazione ed il giorno dopo, appena la ragazza ha richiamato il «Telefono azzurro » mostrandosi sollevata nel sapere che la polizia sapeva e che presto vi sarebbe stato anche l’intervento di un’assistente sociale e di una psicologa.
Dopo un contatto telefonico avvenuto alle 16 e 30 di giovedì, alle 18, quando il maniaco non era in casa, la polizia è entrata nell’appartamento, in un quartiere popolare, ed ha prelevato mamma e figlia per portarle al sicuro in commissariato, dove hanno raccontato dettagliatamente l’accaduto. Nella stanza in cui il bruto, nullafacente, dormiva (su un materasso adagiato per terra) e bivaccava per tutto il giorno è stato ritrovato il coltello, un computer, con password d’ing resso, contenente materiale pornografico, una pen drive ed un hard disk supplementare, che sono ora al vaglio degli accertamenti della polizia postale. Niente droga, ma pare che il presunto bruto non solo ne facesse uso personale, ma secondo i racconti dei congiunti, per un certo periodo l’aveva anche spacciata. Tornato a casa attorno alle 21 di giovedì, l’uomo ma non ha fatto neppure in tempo a stupirsi per l’assenza dei congiunti che i poliziotti appostati sotto casa hanno fatto irruzione, arrestandolo. Di fronte ai pesantissimi addebiti ha negato tutto.