Mercoledì 23 Gennaio 2019 | 12:56

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BRIGATA PINEROLO

Contribuire a un futuro di pace
che sia più forte di ogni violenza

Gli uomini e le donne portano il proprio sorriso tra la gente senza rinunciare alla consapevolezza del ruolo di una forza armata

Contribuire a un futuro di paceche sia più forte di ogni violenza

In occasione della festa della Brigata Pinerolo riproponiamo la pubblicazione di un articolo che conserva intatto il richiamo all'impegno e ai valori della grande unità dell'Esercito made in Puglia

Il primo segnale di cambiamento sono i nastrini. Raccontano la vita di un soldato, sono disposti in righe e mi piace contarli sulla tasca sinistra della giacca. Ad ogni colore, corrisponde una missione, una ricompensa, una onorificenza. Fino agli anni Duemila li contavi sulle dita di una mano. E il confronto con i soldati di altri paesi ti lasciava ammutolito: gli americani, ad esempio, avevano anche sei, sette righe di nastrini. Gli italiani, no. Poi, il vento del cambiamento ha iniziato a soffiare. E la Brigata Pinerolo è cresciuta. E’ diventata uno dei reparti di punta delle nostre Forze armate, grazie anche al progetto Soldato del futuro che ha agevolato la trasformazione. Ha aumentato la qualità, la professionalità e l’affidabilità dei suoi militari, si è sprovincializzata, accumulando un patrimonio internazionale di esperienze universalmente riconosciuto. La tecnologia da sola, però, non basta. Il resto lo hanno fatto e lo continuano a fare i “cittadini” con le stellette.

La bandiera di guerra della Pinerolo
Oggi i nastrini sulle loro divise sono tanti. Raccontano l’adrenalina delle missioni, le sensazioni e le emozioni di una vita operativa. Albania, Kosovo, Libano, Afghanistan. Il mondo della Brigata Pinerolo non è fatto di cartine geografiche e mappe con i confini marcati e netti così come prevedono i libri di scuola. Quelle linee sono sostituite, sempre più spesso, da ingiustizie, soprusi, violenze, barbarie che spezzano l’anima di un Paese. E in questo contesto i militari della più grande unità dell’Esercito, nati all’ombra degli ulivi di Puglia, si muovono ormai ogni giorno.
Le guerre della Brigata Pinerolo si combattono anche per conquistare i cuori del nemico, per convincerlo, per disarmarlo. Un misto di diplomazia, buon senso, determinazione, forza solo se necessaria, diventato il miglior biglietto da visita per un contingente all’estero. Sorvegliare, dissuadere, intimorire quando non si può più fare a meno. La vita del soldato è fatta di pattuglie, turni di guardia, paure, rischi, solitudine ma anche di speranza, fiducia, umanità. Minacce da sventare e mani da stringere.
Gli uomini e le donne della Brigata sono cambiati, portano il proprio sorriso tra la gente senza rinunciare alla consapevolezza del ruolo di una forza armata.  Ma quanti lo sanno? 
In questo momento la più grande unità dell’Esercito made in Puglia ha reparti schierati a Herat, nella regione Ovest dell’Afghanistan. Hanno il comando del “Train advise command” (Taac-West) nell’ambito della missione a guida Nato “Resolute support mission” (Rsm), che si occupa di addestramento, consulenza e assistenza delle Forze armate afghane. La regione Ovest a guida italiana ha ottenuto, finora, i migliori risultati di tutto il Paese in termini di sicurezza, sviluppo economico e sociale - tra cui spiccano gli elevati livelli di integrazione femminile e di scolarizzazione - ed anche in termini di controllo del territorio, con oltre l’84 per cento della popolazione sotto l’influenza delle istituzioni governative di Kabul. Militari della Pinerolo sono schierati a protezione della diga di Mosul in Iraq e del personale impegnato nelle operazioni di manutenzione della vitale infrastruttura.  

I bersaglieri della Brigata
 Duemila pugliesi in prima linea in terre insanguinate e divise, dove spesso regna una pace spettrale che bisogna far rispettare. Ma anche nel ruolo di “angeli custodi” della vivacità della gente impegnata a lottare per inventare la speranza e scacciare i fantasmi. I militari della Pinerolo garantiscono sempre più spesso, in contesti ambientali difficili e rischiosi, quella normalità rassicurante che rappresenta l’ingrediente fondamentale per costruire un futuro diverso e migliore.
La vera paga di una missione sono gli occhi dei bambini carichi di sofferenza e di tristezza che ti chiedono serenità, gli sguardi di chi - grazie a questo impegno senza soste della Pinerolo - può guardare con ottimismo al futuro. Perché c’è un tratto di umanità che distingue gli italiani nelle missioni. Una differenza con tutti gli altri eserciti del mondo. Va scritto e riconosciuto senza retorica. Conta l’approccio al teatro di missione, quel valore aggiunto che rappresenta il dialogo con le popolazioni locali. I nostri militari non si comportano da conquistatori. Portano un aiuto concreto. Visitano villaggi, curano i malati, costruiscono le scuole, attivano pozzi d’acqua, distribuiscono aiuti, bonificano i campi minati. E questo ci viene riconosciuto. Da chiunque.
Una presenza costante e rassicurante in luoghi dove neanche le cartine geografiche ufficiali riescono a individuare con certezza.

Le lettere scritte dai bambini italiani ai soldati
La Brigata è una specie di grande famiglia senza la quale le individualità, l’addestramento e il coraggio non avrebbero senso. Tutti per uno, uno per tutti. Perché in missione la tua vita è nelle mani del compagno di pattuglia. E viceversa. Se non ti fidi di chi ti sta a fianco, il meccanismo s’inceppa. Lo insegna il cuore nero delle missioni, il confine dell’abisso, quel mix fatto di adrenalina, cameratismo e brutalità che alcuni hanno vissuto in prima persona.
  Oggi, a 197 anni dalla costituzione della Brigata Pinerolo, qualcosa è cambiata per sempre. La consapevolezza di chi indossa la divisa di contribuire ad un futuro di pace che sia più forte di ogni violenza.   

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