Il centrodestra nasce da una triangolazione: Silvio Berlusconi, fondando Forza Italia e lanciando Gianfranco Fini nel ballottaggio delle comunali di Roma del ‘93, immaginò un’alleanza con Msi e Lega, partiti che erano tradizionalmente ostili, nonché concorrenti nel presidiare l’area anti-sistema al tempo di Tangentopoli. La costruzione del primo governo conservatore, però, fu figlia dell’intuizione di Pinuccio Tatarella, che - con pazienza tutta levantina - convinse Umberto Bossi che solo il Nord non bastava per formare un esecutivo del buon governo. «Era necessaria l’alleanza con il Msi», ha raccontato Ignazio La Russa.
«Tatarella e Bossi avevano in comune il lessico politico di chi crede nei partiti territoriali», ha aggiunto alla «Gazzetta» Maurizio Gasparri, attuale capogruppo di Fi, ma nel 1994 tra i più stretti collaboratori del viceré delle Puglie. Non era solo una questione politologica, ma anche di prassi. Tatarella comprese subito che bisognava trovare una sponda nel Carroccio: «La individuò in Roberto Maroni, che fu un interlocutore privilegiato della destra al tempo dell’“alleanza differenziata”. Ma non era solo: in quel periodo furono coinvolti nella stesura del programma di governo anche intellettuali come Gianfranco Miglio e Domenico Fisichella», ha puntualizzato ancora Gasparri. Maroni fu invitato anche da Tatarella a Bari, dopo il «freddo» della caduta del primo governo Berlusconi e l’avvio della (interminabile) stagione dei tecnici con Lamberto Dini a Palazzo Chigi.
Gianfranco Fini ha ricostruito anche gli attacchi subiti da Bossi («mai con i fascisti»), ma le intemperanze verbali erano solo una parte dell’affresco: nella Liga veneta, molti quadri, a partire dal segretario federale Fabrizio Comencini, ex consigliere regionale del Msi, della corrente rautiana, da sempre attenta alle ragioni dell’autodeterminazione e del federalismo. Ex missini erano anche nel network de la Padania. La sintonia tra destra e Lega, infine, si sublimò nella legge contro l’immigrazione selvaggia, la Bossi-Fini, che codificò la necessità di collegare gli ingressi ad un contratto di lavoro, una formula che teneva insieme le ragioni della civiltà (lavoro significa reddito e possibilità di vivere dignitosamente) con quella della sicurezza delle comunità (messa a rischio dalla bomba sociale legata agli ingressi scriteriati).
Bossi tra il 1993 e il 1997 fu anche trasformato in una icona da fumetto (su Dylan Dog e Linus, come ha raccontato Giuseppe Pollicelli su La Verità), ma rimarrà nella storia politica come un pioniere delle ragioni dei territori contro ogni oppressione centralista, rivendicazione che dall’Italia è diventata uno dei capisaldi delle piattaforme identitarie e antiglobaliste.
















