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Piero Branà, altamurano ad Abu Dhabi: «Abbiamo più rassicurazioni dagli Emirati Arabi che dall'Italia»

Marina Dimattia

«Sentiamo botti, vediamo droni e luci blu sorvolare le nostre teste. Manca la vicinanza delle autorità italiane impegnate solo a difendere il proprio ruolo nella situazione geopolitica»

«In questi giorni, avvolti dal silenzio più tombale, non sembra di stare ad Abu Dhabi. Per fortuna sono sereno, anche perché riceviamo costanti rassicurazioni dal Governo degli Emirati Arabi Uniti. Ma insieme agli altri connazionali, e siamo in tanti qui, ragazzi inclusi, ci chiediamo: dove è finito invece il Governo italiano?». Piero Branà, 70 anni, ad Abu Dhabi dallo scorso settembre per lavoro, pur di fronte all’impensabile, l’attacco iraniano che da sabato notte sta interessando la zona, non appare spaventato. Forse perché deve rassicurare sua moglie e i suoi due figli rimasti ad Altamura; magari perché «abbiamo appreso che tutti i droni e i missili sono stati intercettati - racconta - Ci sono alert che arrivano direttamente sul cellulare e altri messaggi che costantemente vengono diffusi sui social network per informare la popolazione. Qui, ci tengono davvero alla salvaguardia dei residenti. Quello che invece non si percepisce è la vicinanza delle autorità italiane impegnate solo a difendere il proprio ruolo nella situazione geopolitica».

La rappresaglia iraniana agli occhi e alle orecchie di quanti si trovano in queste ore in quel mix di lusso, movida e spiagge, è un insieme di luci e suoni assordanti: «E’ vero, sentiamo botti, vediamo droni e luci blu sorvolare le nostre teste. È chiaro - continua - non sappiamo quello che ci aspetta, è tutto nuovo. Hanno chiuso anche scuole, porti e aeroporti, ma ci dicono che la situazione è sotto controllo. Pare che entro venerdì si tornerà alla vita di prima». Per questo, non ha mai preso in considerazione la possibilità di tornare ad Altamura. Sabato notte, quando il peggio ha attraversato il cielo, Piero era a Dubai da amici. All’indomani, poi, è riuscito a tornare senza problemi ad Abu Dhabi in auto; è lì, nella Capitale degli Emirati Arabi Uniti che l’uomo che vende «caffè in chicchi con oro 24k a catene di hotel e ristoranti» vive dallo scorso settembre dopo aver lasciato Tirana, città che lo ha ospitato per 4 anni e dove è tuttora operativa una pasticceria di cui è titolare.

«Per 43 anni, invece, sono stato titolare ad Altamura di un negozio di abbigliamento. Mia moglie insegna tuttora e la sola idea di fermarmi per me era inimmaginabile. Così ho cominciato a viaggiare alla ricerca di nuove mete e nuovi stimoli. E posso dire di averli trovati». In questo lento provare a riprendersi in mano la propria vita, qualcosa però di sicuro è cambiato: «quando sento qualche rumore, gli occhi guardano inevitabilmente al cielo».

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