Giovedì 21 Febbraio 2019 | 16:53

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sanità e giustizia

Cartelle «taroccate»
e prezzi gonfiati

Sotto accusa l'Istituto Clinico Lucano (ex Luccioni). Quattro persone ai domiciliari

 Cartelle «taroccate» e prezzi gonfiati

di Massimo Brancati

Erano così sicuri di farla franca. Al punto da «assegnare» a una paziente donna un intervento ai testicoli (svuotamento di idrocele). L’obiettivo: ottenere i rimborsi. Soldi in più dalla Regione non solo attraverso la modifica delle cartelle cliniche, indicando fittiziamente interventi mai effettuati o complicazioni inesistenti (in modo da giustificare il ricorso al regime di ricovero ordinario), ma anche grazie a una diversa codificazione del Prp (plasma ricco di piastrine), prodotto ematico che è in grado di riparare tessuti e vasi sanguigni. Un’iniezione di Prp è stata codificata come «interventi su anca e femore» con conseguente tariffazione più elevata per la Asp. Non solo: per l’acquisto di un kit di Prp la clinica ha pagato al fornitore 1.050 euro, mentre per lo stesso kit l’Irccs Crob di Rionero ha speso 98 euro sul mercato elettronico della pubblica amministrazione. Particolare che s’inserisce nel solco del sistema truffaldino relativo agli acquisti di dispositivi medici con costi maggiorati fino al 900 per cento.

È il teorema accusatorio che ruota attorno alla gestione dell’Istituto Clinico Lucano (Icl), l’ex clinica Luccioni di cui l’omonima famiglia dal 1990 ha solo la proprietà dell’immobile di via Mazzini, a Potenza. La Procura del capoluogo lucano ha disposto gli arresti domiciliari di quattro persone: l’amministratore unico della clinica, Walter Di Marzo, 50 anni, di Napoli, due chirurghi della struttura sanitaria, Mario Muliere, 54 anni di Potenza, e Paolo Sorbo, 62 anni di Napoli, e un medico dell’Asp, Archimede Leccese, 62 anni di Potenza. Nell’ambito dell’inchiesta - i cui dettagli sono stati illustrati ieri dal procuratore aggiunto Francesco Basentini, dalla pm Veronica Calcagno, titolare delle indagini, e dal tenente colonnello dei Nas, Vincenzo Maresca - è stato disposto anche il divieto di dimora per il direttore sanitario della clinica, Lorenzo Tartaglione, 71 anni di Marcianise (Ce), e per il direttore amministrativo, Giuseppe Rastelli, 44 anni di Caserta.

Nel mirino dei Nas e della Guardia di Finanza - come anticipato dalla Gazzetta il 14 febbraio di un anno fa - gli acquisti di apparecchiature e 115 cartelle cliniche dell’Icl tra gennaio e maggio 2016. I reati contestati sono associazione per delinquere «finalizzata alla truffa ai danni dell’Azienda sanitaria di Potenza» e «falso in atti pubblici». Accanto alle misure interdittive, è stato disposto il sequestro preventivo delle quote della Icl e della relativa sede, con la nomina di un amministratore giudiziario; bloccati anche i conti personali, per un totale di 212.041,95 euro (cifra ritenuta profitto del reato legato ai rimborsi per prestazioni fittizie), di Leccese, Muliere, Di Marzo, Sorbo, Tartaglione e Rastelli; analogo provvedimento per le somme detenute da Muliere, Di Marzo, e Antonello Melillo, amministratore unico della società AllMedica che si occupa di forniture mediche, per un totale di 2 milioni e 313.647,14 euro, valore corrispondente al profitto, ritenuto illecito, relativo a codifiche inappropriate degli interventi per infiltrazioni eseguibili in ambulatorio e, quindi, non rimborsabili.

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