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potenza

La strana morte
di Nicola Chiarelli

I familiari del collaboratore di Giustizia e Libera chiedono nuovi accertamenti

La strana morte di Nicola Chiarelli

di Pino Perciante

Rivello - «Le indagini sulla morte di Nicola Chiarelli devono essere riaperte», secondo i familiari del ventisettenne di Rivello e secondo l’associazione «Libera» che non sono convinti sulla tesi di overdose e per questa ragione chiedono che si riapra il fascicolo con un’istanza che, a breve, arriverà alla Procura di Terni.

Nicola Chiarelli viene trovato morto il 20 gennaio di 3 anni fa. Il suo corpo giace esanime in un’anonima casa vacanze di Arrone, in provincia di Terni. Lì dove il ventisettenne era stato trasferito qualche giorno prima (il 15 gennaio) quando per lui era scattato il programma di protezione riservato ai collaboratori di giustizia. L’autopsia stabilisce che la morte è avvenuta per «overdose da stupefacenti dovuta ad un’intossicazione acuta da cocaina con pregressa assunzione di eroina». E così il Pm titolare delle indagini chiude il caso con una richiesta di archiviazione accolta dal gip.

Ma i familiari e l’associazione Libera non hanno mai smesso di chiedere chiarimenti e ora vogliono un supplemento di indagini, allargando gli accertamenti a quello che sarebbe avvenuto il giorno prima della morte di Nicola, ossia il 19 gennaio del 2015. Secondo la tesi di Libera non si tratta di un banale incidente di droga, di una overdose, «ma sospettiamo – dice Gerardo Melchionda della segreteria regionale dell’associazione – che qualcuno sia riuscito a fargli arrivare le dosi fatali». L’associazione, infatti, chiede di riaprire le indagini sui rapporti che Nicola aveva avuto con la malavita calabrese da cui poi aveva preso le distanze fino diventare collaboratore di giustizia. Parlando con suo fratello a telefono quel 19 gennaio, Nicola avrebbe detto: «Sto andando a Roma per una giornata da sballo». E nella capitale, secondo Libera, si potrebbe trovare la chiave delle indagini. Qui Nicola avrebbe incontrato una sua compaesana, che da tempo vive a Roma, ma non è chiaro se i due siano stati insieme tutto il giorno o solo qualche ora.

«La versione fornita della ragazza – dice Melchionda - confligge con quello che Nicola avrebbe detto a telefono a suo fratello e da quest’ultimo riferito agli investigatori. Perché – chiede Melchionda - questo aspetto non è stato approfondito e perché quando i genitori di Nicola sono arrivati ad Arrone, il luogo dove si trovava il cadavere del figlio era stato già ripulito?». Melchionda non punta il dito contro nessuno ma «forse Nicola non è stato sufficientemente protetto, visto che nessuno si è accorto di nulla. Forse anche i suoi spostamenti non sono stati precauzionalmente verificati».

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