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PIERO MIOLLA

Non è stata avanzata alcuna soluzione ai molti problemi urgenti per il rilancio della sanità pubblica territoriale. Per questo l’Intersindacale della Basilicata (Cisl, Cgil, Fimmg, Smi, Snami e Uil), ha dichiarato lo sciopero della medicina generale lucana per sei giornate complessive: 22 e 23 febbraio, il 13, 14, 15 e 16 marzo. Nel merito, le questioni che hanno portato i medici a proclamare lo sciopero riguardano: la situazione di estremo disagio dei medici di continuità assistenziale (le ex guardie mediche), oggetto della sospensione di alcune indennità; la discussione e la definizione, in tempi brevi, di un nuovo accordo integrativo regionale che riorganizzi il sistema delle cure primarie in grado di affrontare le sfide future della sanità, discussione ritenuta non più rinviabile.

Lo sciopero, in realtà, non è una primizia assoluta: l’assemblea generale unitaria dei medici di medicina generale, a novembre, aveva dichiarato lo stato di agitazione della categoria, dando mandato alle organizzazioni sindacali di attivare tutte le azioni di protesta. In assenza di riscontri concreti, quindi, i sindacati hanno proclamato lo sciopero. Nel manifesto di convocazione si parla di: assegni individuali non riassorbili; fondo per il «Programma di attività finalizzata al Governo Clinico» finanziato per il 2010 e non più rinnovato; quota in base al numero degli assistiti affetti da malattie croniche; assenza di programmi formativi; ritardo nelle procedure di assegnazione delle zone carenti di assistenza primaria; blocco della pubblicazione delle zone carenti del servizio di continuità assistenziale dal 2010, eccetto una sola pubblicazione nel 2015; sottovalutazione del problema «idoneità e sicurezza» dei presidi di continuità assistenziale; mancata definizione del pagamento per l’accesso al servizio di continuità assistenziale da parte dei cittadini residenti in altre regioni, con palese inosservanza dei Lea; mancata attivazione del servizio di reperibilità per il servizio di continuità assistenziale da parte dell’Asp; mancata informatizzazione dei presidi di continuità assistenziale. assenza di pubblicazione delle zone carenti per il servizio emergenza-urgenza 118; mancato avvio dei corsi di formazione previsti dall’articolo 66 del Dpr 270/2000.

Sin qui le motivazioni. In merito alle modalità dello sciopero, invece, saranno così articolate. Per i medici di medicina generale del settore di assistenza primaria è prevista la chiusura di tutti gli studi dalle 8 alle 20. Verranno garantite le prestazioni indispensabili come le visite domiciliari urgenti; le visite in assistenza programmata a pazienti terminali; le prestazioni di assistenza domiciliare integrata; la pronta disponibilità telefonica per i medici di assistenza primaria. Per i medici di continuità assistenziale è invece prevista l’astensione dal lavoro dalle 20 alle 24: saranno garantite le prestazioni indispensabili. I medici di emergenza sanitaria si asterranno dal lavoro dalle 8 alle 12 e garantiranno le prestazioni indispensabili, esattamente come i medici dei servizi territoriali. Infine, medici penitenziari non garantiranno l’accesso negli istituti penitenziari dei medici incaricati, ma saranno garantite le urgenze, le visite ai nuovi giunti.

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