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Il pasticcio del depuratore
è su terreni ancora di privati

Suoli espropriati al demanio. Ma erano di due cittadini di Vaglio

Il pasticcio del depuratore  è su terreni ancora di privati

di Giovanni Rivelli

POTENZA - Il depuratore realizzato dal Consorzio Industriale di Potenza a Vaglio è stato edificato su terreni mai espropriati ai legittimi proprietari. Quei terreni, erano stati espropriati (pagando il relativo corrispettivo), ma al Demanio a cui non appartenevano e non ai privati che ne erano legittimamente proprietari.

La questione, che potrebbe nascondere non poche insidie, è approdata ora al Tar per un aspetto marginale, vale a dire il silenzio serbato dallo stesso Consorzio industriale sulla richiesta dei proprietari di provvedere ad un’acquisizione sanante (e i giudici hanno stabilito che la risposta debba arrivare in 60 giorni). Ma la questione appare assai complessa.

La vicenda affonda nelle procedure di costruzione dell’impianto, a inizio anni 2000. Espropriazione (al Demanio) e lavori fatti nei termini di 5 anni ma intanto, nel 2009, giunge a definizione una causa intentata da due cittadini che rivendicavano la proprietà di quei terreni la cui conformazione si era nel tempo modificata in seguito all’alluvione del 1929, con il letto del fiume Basento si era prima ampliato e poi ritirato. Così nel 2015 il Consorzio industriale propone ai proprietari la cessione dei suoli per gli stessi soldi dati al Demanio, ma i proprietari rifiutano chiedendo la per loro più conveniente «acquisizione sanante» che non solo si basa sull’attuale valore venale dei beni, ma considera anche i tempi di illegittima occupazione, nel caso in questione oltre 15 anni. E considerando che l’area è stata trasformata, si tratta di tanti soldi. E i giudici, nel sancire, per ora, il diritto a una risposta, hanno spiegato che «il fatto illecito dell’occupazione sine titulo di un terreno e la realizzazione su tale bene di un’opera pubblica, senza aver emanato un provvedimento di dichiarazione della pubblica utilità o un provvedimento di espropriazione entro il termine di validità della dichiarazione di pubblica utilità oppure senza aver stipulato il contratto di cessione volontaria, non costituisce un titolo di trasferimento della proprietà, ma un illecito permanente, che può essere sanato o con l’emanazione del provvedimento di acquisizione sanante oppure con la restituzione ai proprietari dei beni illecitamente occupati nel loro stato originario». Come dire che il problema potrebbe essere solo all’inizio.

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