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Il caso petrolio-salute
finisce alla Corte dell'Aja

A Viggiano la presentazione della valutazione di impatto sanitario

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di Pino Perciante

POTENZA - Sul caso petrolio in Val d’Agri il Movimento cinque stelle si rivolge alla Corte dell’Aja. È stato depositato un ricorso in cui si chiede al tribunale internazionale di aprire un inchiesta con l’accusa di «sfruttamento sconsiderato delle risorse naturali della Val d’Agri, dovuto alle attività di estrazione del petrolio e del gas svolte su un’area geograficamente e morfologicamente non adatta a tali scopi».

A promuovere l’iniziativa è stato l’eurodeputato dei pentastellati Piernicola Pedicini, il quale ha presentato alla Corte dell’Aja un dossier di 38 pagine e ha spiegato che il ricorso al tribunale internazionale è stato fatto “ai sensi dell’ articolo 15 dello statuto della Corte, dopo che nel 2016, a seguito di un procedimento in Cambogia, il tribunale dell’Aja ha annunciato che si sarebbe occupato anche dei crimini contro la distruzione dell’ambiente, lo sfruttamento illegale delle risorse naturali e l’esproprio forzato delle terre». Nel ricorso, a quanto si apprende, vengono evidenziate «le pratiche continuate» che avrebbero portato «alla rovina irreversibile sia dell’equilibrio naturale che della salute pubblica degli abitanti della Val d’Agri, e vengono allegati i numerosi studi e le ricerche realizzate in questi anni», compresa la «Vis», la Valutazione di impatto sanitario nei comuni di Viggiano e Grumento Nova, i cui risultati sono stati resi noti in questi giorni.

Sarà ora il procuratore generale della Corte a dover decidere se accogliere o meno il ricorso. La speranza dei Cinque stelle è che la Corte dell’Aja decida quanto meno di aprire un’indagine preliminare per verificare se «le attività inquinanti, come le estrazioni di petrolio e gas effettuate dalle multinazionali petrolifere, possono rientrare nell’ambito di un reato contro l’ambiente e l’umanità». La Corte penale internazionale de l’Aja è diventata operativa nel 2002 grazie a un trattato costitutivo sottoscritto a Roma. Si occupa dei crimini più gravi che riguardano la comunità internazionale, come i genocidi, i crimini contro l’umanità, quelli di guerra e di aggressione.

«La gravità dei reati - è scritto nel ricorso presentato da Pedicini - è elevata, in quanto comporta il rischio di mettere in pericolo vite umane e l’abitabilità, l’economia, la produttività agricola, la vocazione turistica, di una notevole area della Basilicata. Tant’è che un’intera comunità sta cercando giustizia per l’inquinamento irreversibile della loro terra, dell’aria e dell’acqua».

Intanto, oggi la «Vis», Valutazione di impatto sanitario, sarà resa nota ai cittadini di Viggiano e Grumento in un incontro all’hotel Arpa (alle 18.30).

L’Eni, giocando d’anticipo, due giorni fa, ha convocato i giornalisti spiegando i sette punti dello studio che contesta. In particolare la valutazione statistica di alcune patologie nell’area di Viggiano e l’incidenza reale di alcune matrici ambientali, anche paragonate al resto della Basilicata. «Allibito, si confonde lo studio campionario con quello sulla popolazione – replica il professor Fabrizio Bianchi del Cnr di Pisa, tra i relatori della Vis -. Il report, di quasi 600 pagine, solo in minima parte è dedicato all’indagine campionaria mentre il grosso riguarda la diffusione degli inquinanti, e la possibile associazione con alcune malattie e la mortalità è stata indagata sull’intera popolazione dei due comuni».

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