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Uova contaminate, ritirati
quindici chili di pasticcini

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PINO PERCIANTE

Prosegue la “caccia” alle uova contaminate da fipronil, arrivate da un deposito all’ingrosso di Atena Lucana in diversi ristoranti, forni, negozi di alimentari e pasticcerie di Potenza e di altri dodici comuni della provincia (Picerno, Brienza, Baragiano, Bella, Muro Lucano, Sasso di Castalda, Satriano, Sant’Angelo le Fratte, Tito, Marsico Nuovo, Paterno e Villa d’Agri). Ad oggi non risultano sequestri, dal momento che le uova sono state ormai in gran parte già vendute e probabilmente consumate. Molte confezioni, infatti, avevano una data di scadenza proprio nella giornata di ieri. Sono stati invece bloccati e ritirati dalla vendita circa 15 chili di pasticcini che erano stati realizzati con le uova a “rischio”. I pasticcini erano in vendita in un noto forno di Potenza e sono stati scoperti grazie ai controlli eseguiti dai veterinari dell’Azienda sanitaria dopo l’allarme scattato lunedì mattina, quando l’Ufficio igiene alimenti della Regione Basilicata ha avuto dai suoi colleghi della Campania l’elenco dei clienti che si erano riforniti dal deposito all’ingrosso di Atena.

I veterinari hanno eseguito quello che in termini tecnici si chiama "blocco sanitario": non un sequestro, che in genere porta alla distruzione dei prodotti, ma una verifica. Ora si deciderà se portare i dolci in laboratorio e lì si capirà facilmente se sono contaminati con l'antiparassitario di cui si parla in tutta Europa. Il 24 agosto la scoperta di una partita di uova contaminate arrivata ad Atena lucana da un allevamento di Sant’ Anastasia, in provincia di Napoli, dove era stato accertato l’utilizzo del fipronil. In totale, nel deposito del vallo di Diano sarebbero arrivate 50 mila uova di cui 20 mila sarebbero partite per la Basilicata e acquistate da ristoranti e negozi di molti centri del potentino, capoluogo compreso. I lotti incriminati sono quelli riportanti le date di scadenza ad agosto (23, 28, 30 e 31) e a settembre (4, 5,11 e 13). L’intervento dei veterinari è stato immediato per verificare che le uova che si presume contaminate non fossero ancora in circolazione, intimando alle pasticcerie che le avessero già utilizzate di mettere da parte i dolci e quant’ altro realizzato con quelle uova. I consumatori che eventualmente hanno acquistato le uova sospette se ne possono accorgere facendo riferimento alla confezione sulla quale è riportato il nome del distributore di Atena Lucana. Intanto, stanno per scattare controlli anche negli allevamenti. In particolare sarebbero 3 gli allevamenti interessati: uno in provincia di Potenza (nella zona tra San Chirico Raparo e Sant’Arcangelo) e due in provincia di Matera (tra Irsina e Bernalda).

“Si tratta precisa - Gerardo Salvatore, responsabile dell’Ufficio veterinario e igiene alimenti della Regione - di controlli conoscitivi decisi dal ministero”. L’allarme scattato lunedì è il secondo arrivato in Basilicata, dopo quello di venerdì scorso su alcuni brick da chilo di uova sgusciate, provenienti da un allevamento di Cesena e venduti a Maratea e Pisticci. Anche al loro interno, infatti, le analisi condotte da un laboratorio di Teramo avevano confermato la presenza di tracce di fipronil.

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Commenti all'articolo

  • dinonicola

    01 Settembre 2017 - 14:02

    Questa storia delle uova è ridicola, sono le istituzioni per prime che dovrebbero difenderci dalle frodi e dalle adulterazioni invece ci obbligano a dover leggere codici stampigliati sulle uova che pochissimi di noi sanno leggere. L’etichetta digitale ed intelligente oltre che non modificabile esiste, eccola qui https://www.my-validactor.com/blog/files/81e6c6aaa71faa6c3fa2de468d4603c6-89.html

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