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MASSIMO BRANCATI
MELFI - Tutto nasce dalle dichiarazioni del vescovo di Melfi mons. Gianfranco Todisco. Parole pronunciate durante un convegno. Dice di aver appreso da alcuni suoi parroci che diversi giovani avrebbero pagato tangenti a persone «che ruotano attorno all’orbita dei sindacati» per poter lavorare nell’indotto Fca di San Nicola di Melfi. L’eco di questa accusa riecheggia nel tribunale di Potenza: la Procura - dopo aver sentito lo stesso Todisco che ha spiegato di non essere in grado di fare nomi perché i diretti interessati hanno paura a farsi avanti - è al lavoro per verificare se quanto è stato detto è il frutto di «chiacchiere da bar» oppure c’è qualcosa di concreto.

Nel frattempo, però, lo scenario disegnato dal vescovo ha scatenato un putiferio a livello sindacale. Tutti chiedono di non sparare nel mucchio ma di indicare chi avrebbe pagato e chi avrebbe ricevuto la tangente. In attesa di riscontri a livello investigativo, spunta dal passato una storia che era rimasta sottotraccia per oltre un anno. Mons. Todisco ha sempre fatto riferimento all’indotto, ma questa volta viene chiamata in causa direttamente Fca. È la storia di due dipendenti dello stabilimento lucano che avrebbero ottenuto da un ragazzo disoccupato soldi per essere assunti. Uno dei due lavoratori, Vincenzo Mauriello, era all’epoca dei fatti delegato Fismic. Su entrambi pendeva un’accusa archiviata in primo grado. La vicenda sarebbe rimasta nell’ombra senza le parole del vescovo melfitano. E nonostante l’archiviazione, sulla scia del clamore mediatico, Fca ha deciso di licenziare i due accusati.

Per fare chiarezza sul coinvolgimento del sindacato ieri è arrivato a Melfi il segretario nazionale della Fismic, Roberto Di Maulo, che insieme al segretario di Puglia e Basilicata, Antonio Zenga e a quello cittadino, Pasquale Capocasale, ha spiegato: «Siamo venuti a conoscenza soltanto venerdì mattina di quanto comparso sui media riguardo a un evento risalente a circa due anni fa – ha raccontato Di Maulo, che ha ribadito la totale estraneità dell’organizzazione sindacale alla vicenda -. Inoltre abbiamo immediatamente attuato un provvedimento di sospensione nei confronti del delegato Vincenzo Mauriello, in via cautelativa, secondo il nostro statuto».

Di Maulo tende a smarcarsi dalla tesi del vescovo: «Tra le dichiarazioni di Todisco e il caso del delegato Mauriello non c'è alcun legame, tanto che quest'ultimo, pure se a nostra insaputa, ha visto l'archiviazione dell'inchiesta da parte del Tribunale di Foggia ormai due anni fa». A tal proposito, l'organizzazione si è resa da subito disponibile a collaborare con la magistratura potentina che, dopo le dichiarazioni del prelato, ha aperto un’inchiesta sottolineando come la Fismic intenda «respingere con forza qualsiasi tentativo di associare l’organizzazione a pratiche illegittime. A noi, queste pratiche di caporalato, se pure ancora tutte da accertare, non piacciono. Vogliamo tutelare al massimo la reputazione della nostra organizzazione e dell'intero movimento sindacale».

Intanto il lavoro della Procura potentina va avanti. Si parte dalle dichiarazioni del vescovo, sentito all’indomani del convegno durante il quale ha acceso la miccia. Mons. Todisco non si è trincerato dietro il segreto confessionale «perché - ha spiegato - chi mi ha telefonato dicendomi quelle cose non lo ha fatto certo perché si stava confessando». I nomi? L’alto prelato fa spallucce. Ma sul verbale secretato del suo interrogatorio, secondo le indiscrezioni, emergerebbero dettagli importanti per le indagini.

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