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Comuni tra tagli e debiti
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Sul podio del «rosso» Montescaglioso, Castelmezzano e Venosa. Il record: 288 per cento

Comuni tra tagli e debiti  Cento quelli in difficoltà

di PIERO MIOLLA

POTENZA - Montescaglioso è il comune lucano nel quale, secondo i dati di OpenPolis relativi al 2014, si è registrata la maggiore incidenza del debito sul bilancio comunale. L’indice di indebitamento, vale a dire l’incidenza dei debiti totali (in bilancio e fuori bilancio) del comune in relazione alle entrate correnti riscosse nel corso dell’anno, nel centro montese è stata, infatti, pari al 288,19 per cento. Ciò significa che, fatto pari a 100 il valore del bilancio comunale, l’indebitamento è pari quasi al triplo. Un dato questo che, a livello nazionale, pone Montescaglioso all’ottantaduesimo posto per indebitamento.

Dietro la città dell’Abbazia di San Michele Arcangelo c’è poi Castelmezzano, con un indice di indebitamento pari a 218,61, seguito da Venosa (202,46), Lagonegro (201,55), Palazzo San Gervasio (198,78). Per converso, dall’altro lato della classifica c’è Laurenzana con un emblematico zero come indice di indebitamento. Nello studio di Openpolis non è però rilevato il dato di Potenza che, va ricordato, versa in una situazione piuttosto critica, con un dissesto acclarato, mentre Matera presenta un indicatore pari a 70,46 per cento ed è quarantasettesima in Basilicata.

Più in generale, sono 92 i municipi di Basilicata che hanno un indice inferiore a 100: ciò significa, evidentemente, che il loro debito non è poi così preoccupante. Più è alta la percentuale, infatti, maggiore è il peso del debito per l’amministrazione locale. Naturalmente bisogna tenere conto che si tratta pur sempre di dati riferiti al 2014 e che nel corso del successivo triennio purtroppo la situazione generale sembra essere peggiorata, con molti comuni (a titolo di esempio Lagonegro, Pisticci e Tursi) che si trovano in difficoltà finanziarie.

Va ricordato, però, che in generale per un ente locale l’indebitamento non è, di per sé, un elemento negativo. Esso, infatti, può servire anche a finanziare infrastrutture necessarie per la comunità. Secondo la cosiddetta «golden rule» gli enti territoriali possono contrarre debiti solo per finanziare i propri investimenti (per esempio le opere pubbliche), e non per pagare le spese correnti, come quelle per il personale o i servizi che eroga ai cittadini. Questo principio è stato inserito nella Costituzione con la riforma del titolo V del 2001.

Da allora, infatti, la nostra carta fondamentale all’articolo 119 recita: «I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i principi generali determinati dalla legge dello Stato. Possono ricorrere all’indebitamento solo per finanziare spese di investimento, con la contestuale definizione di piani di ammortamento e a condizione che per il complesso degli enti di ciascuna Regione sia rispettato l’equilibrio di bilancio. È esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti».

Quindi il debito di per sé non deve essere letto come un dato necessariamente negativo, in quanto può essere impiegato per fornire alla propria comunità le infrastrutture necessarie al suo sviluppo sociale ed economico. Naturalmente, c’è debito e debito e non bisogna trascurarne comunque la dimensione in un’ottica di lungo periodo, che tenga conto della sua sostenibilità e della futura solvibilità.

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