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Agri e Pertusillo: un piano
acque ad hoc per tutelarli

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di Antonella Inciso

«L’Eni vuole riaprire il Cova a giugno? Di certo tutti e tre i serbatoi dovranno avere il doppiofondo. Ma non intendo dare date. Riaprirà quando il presidente sarà tranquillo»: Marcello Pittella gela così l’ipotesi lanciata dall’Eni di riaprire a giugno il Centro oli di Viggiano, dopo che sarà ultimato il doppiofondo di uno dei tre serbatoi che non lo hanno. Con quello in via di ultimazione (prevista per il 25 maggio) e con il quarto serbatoio già provvisto di doppiofondo la compagnia petrolifera potrebbe ripartire con l’attività minima, ma è la Regione a frenare. Prima di tutto c’è la sicurezza, la massima sicurezza poi del resto si vedrà.

A quasi una settimana dal tavolo romano con il Ministero dell’Ambiente, in cui è stato stabilito che l’impianto della Val d’Agri è un sito di rilevanza nazionale, la Regione sceglie di fare il punto in un incontro e di continuare l’operazione trasparenza evidenziando il lavoro fatto fino ad oggi. Una conferenza stampa a margine della quale ad emergere è un’altra volontà del governo regionale: quella di ampliare il monitoraggio alle acque, stralciando l’area della Val d’Agri dal Piano di tutela delle acque che è in fase di elaborazione.

In particolare, secondo indiscrezioni l’idea, sarebbe quella di definire entro la fine dell’anno, la parte del Piano di tutela delle acque che riguarda la Val d’Agri, nel dettaglio il Pertusillo e l’Agri dove al momento assicura la Regione «non c’è inquinamento», e di affidare il monitoraggio ed i controlli all’Osservatorio ambientale della Val d’Agri. Questa l’idea allo studio. Un tassello di un programma di tutela ambientale, sul fronte petrolifero, molto più articolato, che dalla Val d’Agri arriva sino alla Valle del Sauro, dove a gennaio 2018 entrerà in produzione l’impianto di Tempa Rossa. Programma in tutte le sue articolazioni (compresa quella del trasporto del greggio) che il governatore vuole portare all’attenzione del Governo nazionale chiedendo un tavolo anche con la Regione Puglia.

Ma per questo c’è ancora tempo. Oggi al centro dell’attenzione c’è il Cova: tema su cui la Regione non ha intenzione di cambiare atteggiamento. «C’è estrema attenzione e verifica di ogni aspetto del funzionamento della struttura» e del «monitoraggio ambientale» in uno «stretto rapporto con il Ministero, l’Ispra, il Dipartimento ambiente e l'Arpab», e attraverso «un colloquio costante con l’Eni» spiega in vari passaggi il governatore, confermando nello stesso tempo «un avanzamento significativo e positivo delle azioni richieste all’Eni», tra cui il doppio fondo ai serbatoi e le barriere idrauliche, e il «ruolo cruciale dell’Ispra nei controlli, che diventa una spalla forte e concreta per l’azione di controllo della Regione e dell’Arpab».

Un’intesa nazionale che in questo mese porterà all’ispezione nella struttura ed ad un monitoraggio in tutte le aree adiacenti il Centro, anche «ad est, verso Grumento Nova» e «non solo a monte e a valle dell’impianto». D’altra parte, come ha sottolineato l’assessore regionale all’ambiente, Francesco Pietrantuono aver ottenuto dal Governo che l’ impianto della Val d’Agri sia sito di interesse nazionale «anche per le interlocuzioni con le compagnie» e per «la messa in campo di azioni congiunte e condivise», «non sarà solo una mera dicitura, ma un elemento operativo e di sicurezza», per «ottenere un aggiornamento complessivo dell’intero processo estrattivo». Insomma, per capire dalla Val d’Agri a Taranto cosa succede.

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