Martedì 19 Marzo 2019 | 00:45

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L'Arpab rileva petrolio
dentro al fiume Agri

Ma l'agenzia chiarisce: si tratta di minime tracce

L'Arpab rileva petrolio dentro al fiume Agri

di Pino Perciante

POTENZA - Trovate tracce di idrocarburi nelle acque del fiume Agri. Per la precisione 78 microgrammi per litro prima della confluenza con il lago del Pertusillo (località «Spineta») e poi 101 microgrammi per litro nel torrente Fosso del Lupo, un affluente dello stesso Agri. Le analisi non sono state eseguite da un laboratorio privato ma dall’Arpab, l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, che sta monitorando la val d’Agri a seguito della sospensione del Centro Olio di Viggiano.

I tecnici dell’agenzia definiscono minime le tracce di idrocarburi e sostengono che per ora non si può parlare di contaminazione. E aggiungono pure che per quella tipologia di acque non esistono limiti di legge. I controlli sono scattati dopo la scoperta di sostanze inquinanti a Grumento Nova, in un canale di scolo che porta al torrente Fosso del Lupo (sulla 598, corsia sud, all’altezza del chilometro 45. 30).

La Regione, il 15 aprile scorso, ha deciso di fermare il Centro Olio di Viggiano, anche perché temeva che la contaminazione venisse dallo stabilimento e potesse arrivare fino all’Agri e poi alla diga del Pertusillo. L’impianto Eni, infatti, è un osservato speciale dal mese di febbraio, vale a dire da quando è stata scoperta la perdita di petrolio da almeno uno dei serbatoi. Resta, però, da capire se le sostanze inquinanti nel canale di Grumento e nel fiume Agri vengano realmente dallo stabilimento dell’Eni o abbiano un’altra provenienza.

Secondo i tecnici di Arpab, al momento, non è possibile stabilire un nesso certo tra le tracce di idrocarburi trovate nel corso d’acqua e l’attività del Centro Olio. Il dubbio, dunque, è destinato a rimanere. I tecnici dell’agenzia hanno poi registrato concentrazioni sempre inferiori ai limiti di rilevabilità sia di ammine filmanti sia di idrocarburi policiclici aromatici. I prelievi sono stati fatti il 18 e il 24 aprile e hanno riguardato in tutto nove punti. Le indagini, fino ad ora, hanno riguardato i corsi d’acqua in superficie mentre devono ancora essere resi noti i risultati delle analisi sulle falde. Intanto, proprio per ripulire le acque inquinante di Grumento, Eni ha portato sul posto un depuratore mobile.

L’impianto è pronto per partire ma non ancora in funzione. Solo martedì la Regione ha dato un parziale via libera: un periodo di prova per analizzare le acque in uscita dall’impianto e decidere dove andranno a finire. Il macchinario è arrivato in Basilicata dalla Sardegna da quasi 15 giorni. L’impianto serve per pompare i liquidi contaminati e trattarli separando le acque depurate dai fanghi. La sua capacità di trattamento arriva fino a 20 metri cubi di acqua all’ora. Quello che cambierà con l’attivazione del macchinario non sarà la quantità di acque da trattare ma la possibilità di lavorarle direttamente sul posto senza trasportarle con le autobotti in impianti lontano da Grumento.

L’Arpab ha anche pubblicato i risultati delle analisi sulla sorgente Giannone e sul laghetto della località Vallone a Grumento Nova. Secondo l’agenzia non c’è nessun problema né alla sorgente né al laghetto. A chiedere i test era stato il sindaco di Grumento, Antonio Imperatrice.

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