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I «veleni» dell'ex Materit
rischio contaminazione

la bonifica della valbasento Il verbale Inail lancia l'allarme sulle «ceneri» dell'azienda

I «veleni» dell'ex Materit rischio contaminazione

di PIERO MIOLLA

Spezzoni di lastre di amianto diffuse sui piazzali, lampioni contaminati da amianto, deposito di lastre contenenti amianto, bidoni con olii, vernici, solventi. Discariche di smaltimento di fanghi e sfridi di lavorazione ricoperte da vegetazione. Tettoie in cemento amianto deteriorate.

E, ancora, locali degli ex uffici completamente aperti ed accessibili, vasche di decantazione non opportunamente recintate e segnalate, pozzetti di smistamento e distribuzione delle acque che sono aperti. Benvenuti nell’area della ex Materit di Ferrandina, la fabbrica che produceva manufatti in cemento amianto, che si estende per circa 8 ettari tra capannoni industriali, un cortile interno, una palazzina adibita a uffici, tettoie per il ricovero delle attrezzature e quattro capannoni e piccoli edifici ad uso magazzini.

Quelli sopra elencati sono solo alcuni dei rilievi che i tecnici dell’Inail hanno messo nero su bianco dopo il sopralluogo effettuato sul sito, chiuso da anni e meritevole di bonifica. Un sito che dovrebbe essere caratterizzato e inaccessibile. Invece, come si legge nel verbale, sia il vano degli uffici che, soprattutto, i capannoni industriali, sono accessibili o, comunque, presentano gravi anomalie che non impediscono la diffusione all’esterno del rischio contaminazione.

A riprova, l’Inail chiede che, soprattutto i capannoni, vengano confinati staticamente, così come quelli adibiti a centrale termica, a officina meccanica e cabina elettrica. Nel verbale c’è di tutto: varchi, tamponature non adeguate, e tratti di recinzione di altezza inferiore al metro e mezzo che rendono accessibile il sito a terzi o ad animali. Mancanza di un impianto di videosorveglianza o vigilanza continua h24 e della cartellonistica anti intrusione. Il sito è privo di un idoneo pannello informativo che indichi che si tratta di un Sin principalmente contaminato da amianto.

Non c’è l’Udp (Unità di decontaminazione del personale), che dovrebbe, invece, essere posta all’ingresso del sito: tenuto conto che ci saranno numerosi altri sopralluoghi, è necessario prevederla, anche in assenza di lavori di bonifica in corso, per consentire l’attuazione di corrette procedure di decontaminazione in ingresso e uscita ed evitare la diffusione della contaminazione all’esterno. Manca una piattaforma per il lavaggio dei mezzi in ingresso: è necessaria, tenuto conto che le operazioni preliminari di messa in sicurezza prevedono l’utilizzo di automezzi e che questi, prima della fuoriuscita dai capannoni, dovranno essere decontaminati.

Nell’area, poi, sono presenti tratte di canalizzazioni a cielo aperto, caratterizzate da diverse profondità, che attraversano trasversalmente il piazzale esterno: andranno coperte. Nelle aree esterne sono state rilevate diverse sorgenti di rischio non segnalate: una tettoia in cemento amianto con sottostante pompa di benzina; una struttura sopraelevata in lamiera e vetro, in forte stato di degrado e pericolante, con detriti al suolo e superfici taglienti. L’Inail, in conclusione, attesta che vi è una manifesta contaminazione di tutti i capannoni e le strutture industriali: è necessario indagare e caratterizzare la porzione di terreno ubicata tra il confine retrostante lo stabilimento e il fiume Basento. Scusate se è poco.

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