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ambiente

Siti inquinati lucani
spettro commissariamento

siti lucani

di PIERO MIOLLA

Per la Regione Basilicata, dopo il commissariamento nel settore della depurazione, è in arrivo anche quello relativo alla bonifica dei Sin di Tito e Valbasento? L’allarme è stato lanciato da «Ambiente e Legalità», ma al momento non ci sono conferme ufficiali. Solo indiscrezioni che, però, avallerebbero come fondata l’ipotesi. Come è noto, le ex aree industriali di Tito, in provincia di Potenza, e quella tra Pisticci, Ferrandina e Salandra, nel materano, sono state riconosciute come pesantemente inquinate, sia nel sottosuolo che nelle falde acquifere, dallo Stato, che ha istituito nei primi anni 2000 i Siti d’interesse nazionale. Ben 48 le aree compromesse, e tra queste, come detto, anche le due lucane. Pronti anche tanti soldi (per la Basilicata circa 46 milioni di euro, dei quali 17 già impegnati in contratti sottoscritti), ma, fino ad ora, neanche una zolla di terra è stata ripulita, pur in presenza di una fitta attività burocratica, come confermano le 41 conferenze di servizio celebrate.

Di recente, poi, anche il sottosegretario Silvia Velo, rispondendo ad un’interrogazione del deputato di «Destinazione Italia», Cosimo Latronico, ha confermato che in Basilicata su questo fronte tutto tace, almeno in merito alla fase operativa. Che è, però, senza ombra di dubbio la più importante, tanto che, si vocifera, anche il ministero dell’Ambiente sembrerebbe intenzionato a commissariare la Regione per avocare a sé, per il tramite di un commissario, la gestione della bonifica. Il che, in primo luogo rappresenterebbe senza alcun dubbio uno sbeffeggiamento per via Anzio, che correrebbe il rischio anche di perdere la gestione diretta dei fondi: se il presunto, futuro commissario dovesse essere di provenienza ministeriale, infatti, la Regione perderebbe la diretta gestione di quei fondi. 

Da via Anzio cosa rispondono? Che «nessuna revoca dei fondi è stata notificata alla Regione Basilicata» e che gli «uffici competenti sono assolutamente tranquilli». Inoltre, sottolineano che «per la bonifica ci sono 10 progetti piuttosto complessi che, ovviamente, possono presentare inconvenienti in corso d’opera, come accaduto a Tito, dove sono state riscontrare rilevanze radiologiche che hanno messo in moto un’altra procedura, di competenza di altre istituzioni». Se nel 2017, a quasi 15 anni dall’istituzione dei Sin, poco o niente è stato fatto, dunque, ciò andrebbe addebitato alla complessità degli interventi. Almeno secondo la Regione. Che, però, lascia trasparire che l’ipotesi commissariamento non è poi così infondata. Ma precisa che si starebbe pensando, a livello ministeriale, ad un «fondo unico nazionale di un miliardo e 600 milioni, all’interno del quale ci sarebbero anche i fondi già assegnati alla Basilicata che poi verrebbero riassegnati». Come dire che a Roma si starebbe lavorando proprio nella direzione segnalata da Ambiente e Legalità. Ma, precisano da via Anzio, «si tratterebbe di un commissariamento nazionale» e non limitato alla Basilicata, tanto che «ci si starebbe interrogando se nominare un commissario unico per tutta Italia, o, come per la depurazione, uno per regione». Morale della favola? Da via Verrastro concludono che l’eventuale commissariamento sarebbe semplicemente l’effetto di «processi tecnici e burocratici» ordinari.

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