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di Mimmo Sammartino

POTENZA - Il centro storico, che negli ultimi giorni si è andato sempre più svuotando, lancia un grido disperato per non perdere la sua ultima possibilità di sopravvivere. O di evitare di soccombere, che è quasi la stessa cosa. D’altronde, l’ultima campagna elettorale per l’amministrazione della città ha fatto registrare un coro - al di là delle differenze di partiti e fazioni - tutto proteso a ideare iniziative per farlo risorgere. Per riscattare la stagione in cui i negozi chiudevano e la comunità potentina disertava sempre più via Pretoria e i suoi vicoli. La questione del parcheggio delle auto - piano necessario, peraltro - se gestita con approssimazione, rischia di dare l’ultimo e definitivo colpo al centro cittadino. Un fendente che completa l’agonia causata dalla delocalizzazione nelle periferie e del commercio a Gallitello.

Nicola Valluzzi, presidente della Provincia, ricorda come ci si era proposti - anche da parte dell’attuale amministrazione municipale - di riportare in centro uffici, enti, istituzioni, servizi, esercizi commerciali. Si parlò addirittura di sollecitare sezioni dell’università, in modo da indurre i giovani a frequentare il cuore della città. Per la verità, in questa direzione, non molto è accaduto. Con qualche eccezione. Una di queste è stata proprio quella della Provincia. «Abbiamo compiuto scelte che vanno nella direzione di rivitalizzare e ripopolare il centro urbano - ricorda Valluzzi. - A cominciare dalla riapertura della villa del Prefetto e di torre Guevara. E poi col completamento della ristrutturazione del vecchio tribunale. D’altronde la Provincia ha già riportato in centro molti suoi uffici: personale, emigrazione, appalti, contenzioso, assicurazioni, protocollo. Circa 65 addetti. Ora toccherà all’ufficio ambiente e a quello patrimonio ed edilizia scolastica. Infine arriveranno anche l’ufficio viabilità e il Corpo della polizia provinciale. Un altro centinaio di persone, per un totale di circa 160 dipendenti».

E come si concilia tutto questo? Come si sposa l’agibilità a lavorare nel cuore della città - ma anche la necessità dei cittadini utenti di interloquire con gli uffici preposti - con l’introduzione dei parcheggi a pagamento? Un problema che coinvolge tutti gli operatori economici. I resistenti che, sino a oggi, hanno provato a non abbandonare il centro potentino: albergatori, ristoratori, commercianti d’ogni genere. Difficile pretendere da un lavoratore che possa lasciare ogni giorno, per otto-dieci ore di impegno, qualcosa come 12-15 euro per la sola sosta dell’auto. Stesso problema si pone per l’ospite in albergo o in un bed&breackfast. Un tempo alle auto dei clienti bastava esporre un permesso vidimato dall’albergatore. Ora, a quanto pare, non basta più.

Il grande rischio è l’effetto-rigetto. E l’ulteriore abbandono del centro cittadino appare ancora più grave in vista del Natale e del grande circo mediatico predisposto in piazza per la notte di Capodanno, con la diretta della Rai.

Ma il tema è: cosa dovrebbe fare il Comune? Rinunciare al pagamento dei ticket della sosta (cosa che avviene normalmente in tutte le città)? «Certo che no - osserva il presidente della provincia Valluzzi. - Ma lo snodo sta nella capacità di trovare una soluzione di equilibrio che non può non tener conto delle differenti esigenze esistenti. Che non colpisca l’economia, le realtà produttive e le condizioni di agibilità per chi lavora. Che distingua fra il parcheggiatore occasionale e chi, nel centro cittadino, opera e fornisce servizi alla collettività. Certo, è più complicato affrontare la complessità. Ma le semplificazioni non risolvono i problemi e rischiano di provocare ulteriori danni al centro storico».

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