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Emigrazione, 125mila
lucani in giro per il mondo

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Sono 124.214 i lucani residenti all’estero e iscritti all’Aire: solo nel corso del 2015 sono espatriate 912 persone. Lo rivela il «Rapporto Italiani all’Estero 2016», redatto dalla Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Cei (Conferenza episcopale italiana), presentato nei giorni scorsi. Il dato, che incide sulla popolazione attualmente residente nella nostra regione (573.694 persone) per il 21,7 per cento, conferma ancora una volta come la Basilicata sia sempre più esposta al fenomeno dell’emigrazione. Più nel dettaglio, sono 103.524 le persone iscritte all’Aire provenienti dalla provincia di Potenza, e 20.690 quelle che hanno lasciato il Materano.
Di queste, il 48,8% sono donne.
Poco meno di un quarto dei lucani residenti all’estero (22,4%) appartiene alla fascia di età over 65, vale a dire a quel gruppo di persone espatriate nella seconda metà del ‘900, tra gli anni ‘60 e ‘70, nel periodo di massima emigrazione. Tuttavia, è interessante evidenziare come il 45% degli iscritti all’estero hanno tra i 18 e i 49 anni: è la prova di una nuova ondata migratoria che coinvolge le giovani generazioni. Più della metà delle iscrizioni, infatti, non ha come motivazione la nascita all’estero (seconda generazione dei vecchi emigrati), ma l’espatrio vero e proprio. In realtà, la situazione lucana non è tra le più gravi in Italia, a riprova che è tutto il “Bel Paese” ad esserne interessato. Il 50,8% dei cittadini italiani iscritti all’Aire è di origine meridionale (Sud 1.602.196 + Isole 842.850), il 15,4 è originario del Centro Italia (742.092) e il 33,8 è di origine settentrionale (Nord Ovest: 817.412 e Nord Est: 806.613). Anche le regioni tradizionalmente più competitive non vengono risparmiate dal fenomeno: a livello regionale, infatti, gli aumenti di iscrizioni più incisivi nell’ultimo anno riguardano Lombardia (+6,5%), Valle d’Aosta (+6,3), Emilia Romagna (+6) e Veneto (+5,7). A livello provinciale, però, torna il protagonismo del Meridione. Tra i primi dieci territori provinciali, infatti, 7 sono del Sud Italia. Ad esclusione della Provincia di Roma, in prima posizione, seguono infatti Cosenza, Agrigento, Salerno, Napoli, Milano, Catania, Palermo, Treviso e Torino. Bisognerebbe chiedersi perché assistiamo a questo nuovo fenomeno migratorio. La Fondazione Migrantes ritiene che il grave problema dell’Italia di oggi sia il cosiddetto brain exchange, cioè la non capacità non solo e non tanto di trattenere ma di attrarre dei talenti, un flusso che deve essere bidirezionale, quindi, tra il paese di partenza e quello di arrivo e che riesca nel tempo a soddisfare ma soprattutto ad esaltare le capacità dei soggetti coinvolti. In Italia, come è noto, questo non avviene da tempo e ciò crea un vero e proprio depauperamento interno dei giovani più preparati a favore di altri Paesi, che, invece, hanno legislazioni e strumenti per attrarre. I dati registrati per il decennio 2005-2014 mostrano una propensione, più marcata soprattutto a partire dal 2010, ad un aumento continuo del numero degli espatri, a fronte di un andamento pressoché costante del numero dei rimpatri, dando luogo ad un saldo migratorio negativo. I rientri riguardano per il 28,4% persone con più di 50 anni: un dato emblematico.

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