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Pubblicato il Decreto di ripartizione

In Basilicata a rischio
i fondi della social card

Le risorse 2013 vanno impegnate entro il 2016

In Basilicata  a rischio i fondi della social card

di Luigia Ierace

POTENZA - Pubblicato il decreto, ma i soldi del Fondo per la social card e le misure di sviluppo economico non arriveranno in Basilicata entro la fine dell’anno. Perduto nei meandri della burocrazia è stato finalmente pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto «Ripartizione del Fondo preordinato alla promozione di misure di sviluppo economico e all’attivazione di una social card per i residenti nelle regioni interessate dalle estrazioni di idrocarburi liquidi e gassosi. Produzioni anni 2013 e 2014». Via libera a reddito minimo di inserimento, azioni di coesione sociale e di crescita del territorio, quindi? Niente affatto. Ancora una volta, burocrazia e bisogni di cittadini e imprese non viaggiano con lo stesso passo neppure quando i soldi ci sono e sono pronti per essere spesi. Eppure doveva essere un passaggio facile quello dal bonus carburanti a misure di sviluppo e social card sancito nel preliminare di accordo del 19 marzo, tra Regione e Mise, firmato dall’allora sottosegretario Vicari e dal presidente Pittella.

Invece, sul Fondo 2013, incombe, come una spada di Damocle, il rischio «perenzione». Nell’attesa di eventuali ricorsi, al complesso meccanismo di garanzia del decreto, alla mancanza di progetti presentati a Mise e Mef, si affianca un altro problema. Perché in realtà i due Fondi, pur se trattati in maniera congiunta, viaggiano comunque su binari separati. E quello 2013 è a rischio perenzione se non viene impegnato entro la fine dell’anno. Il che vuol dire che le risorse attualmente disponibili tornerebbero al Mef per dover poi essere nuovamente programmate. In sostanza, è quello che avviene quando i soldi già destinati a un’amministrazione pubblica se non sono impegnati entro un certo termine, non possono essere più utilizzati. Ma questo naturalmente non vuol dire che si perdono, ma che non sono disponibili e che occorre di nuovo ripartire con le lunghe procedure previste. Tutto da rifare, insomma.

Ma non finisce qui. Perché in ogni caso ai Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Economia e Finanza dalla Regione Basilicata e da nessun’altra delle Regioni beneficiarie del Fondo, è arrivato alcun progetto «finanziabile» che possa essere oggetto dell’atto d’intesa in base al quale dovranno essere distribuite le risorse.

E tutto questo, mentre il dibattito sull’utilizzo del fondo non si è mai sopito, tra la soddisfazione di Regione, sindacati e parti datoriali per il lavoro svolto e i dubbi che aleggiano da sempre intorno a royalty e loro utilizzo: risorse aggiuntive in conto sviluppo o spesa corrente?

Sembra davvero una beffa, alla luce delle previsioni ottimistiche della Regione, sulla disponibilità a fine anno di quelle risorse per far partire il reddito minimo di inserimento. Certo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (n. 255 del 31 ottobre) del decreto 14 settembre 2016 firmato da Padoan, ministro dell’Economia e delle Finanze di concerto con Calenda, ministro dello Sviluppo Economico, è un buon segnale. Ma la nuova stagione per la gestione di quel 3% di royalty, versato dalle compagnie petrolifere e fino ad oggi destinato ad alimentare la card idrocarburi, stenta ancora a concretizzarsi. Così come stenta ancora ad andare definitivamente in archivio il tanto contestato «bonus benzina» per il quale, tra i disservizi di Poste Italiane, è ancora in corso la quarta e ultima erogazione a circa 330 mila aventi diritto.

Ma torniamo al decreto appena pubblicato. È un meccanismo molto complesso che detta le modalità procedurali di utilizzo del nuovo Fondo secondo le ferree regole ragionieristiche del Mef. Vale la pena leggere, l’art. 5 del decreto di febbraio: «Ai fini dell’erogazione ai beneficiari... ciascuna Regione provvede a ripartire la quota del Fondo tra misure di sviluppo economico e social card, stabilendo percentuale, criteri e modalità di utilizzo con apposita intesa con il Ministero dello Sviluppo Economico e con il Ministero dell’Economia e delle Finanze». Per le risorse destinate all’attivazione di misure di sviluppo economico, l’atto di intesa deve «individuare i progetti finanziabili, privilegiando opere immediatamente cantierabili ed altri interventi attuabili in tempi brevi» specificando «motivazioni di pubblico interesse e risultati attesi», cronoprogramma e programmazione delle risorse. Controlli e tempistiche molto rigorose con «il monitoraggio delle attività e dell’andamento della spesa», «la rendicontazione dei risultati conseguiti» e «le conseguenze per il mancato rispetto del cronoprogramma e di altre violazioni dell’intesa» anche nella forma della «riduzione delle risorse assegnate negli anni successivi». Quanto alla social card, «come carta di pagamento elettronica» per i non abbienti, nell’intesa devono essere specificate «percentuale assegnata, modalità di utilizzo e rendicontazione delle risorse». Progetti e tempistiche che i Ministeri ancora attendono.

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