Martedì 19 Marzo 2019 | 01:14

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La decisione
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dopo dieci anni di precariato

Potenza, cinque ex dipendenti
trascinano il Coni in tribunale

POTENZA - Cinque precari del Coni di Basilicata mandati a casa senza preavviso dopo circa dieci anni di lavoro subordinato pagato con contratti che sarebbero irregolari. Una mattina di metà ottobre i cinque hanno trovato la porta chiusa degli uffici, né Il presidente regionale né il segretario regionale hanno saputo dare una motivazione all’accaduto. L’antefatto sarebbe il ricorso presentato dagli stessi dipendenti «defenestrati» che dopo dieci anni di attività hanno chiesto di vedersi riconosciuti i propri diritti di lavoratori all’interno della struttura (il ricorso sarebbe stato presentato i a luglio 2015).

Dal 2006 lavoravano all’interno del Coni: ognuno aveva un compito assegnato. Negli altri comitati d’Italia le mansioni affidate ai soli dipendenti con contratto a tempo indeterminato, a Potenza - secondo i denuncianti - venivano eseguite da collaboratori, sulla carta assunti con contratti di prestazione tecnico-sportiva ma nello stato di fatto con responsabilità ed impiego effettivo al pari dei dipendenti.

I cinque «epurati» si erano rivolti anche al presidente nazionale del Coni, Malagò che aveva promesso loro di supervisionare la situazione con l’obiettivo di porvi un rimedio. Le promesse di Malagò comprendevano un contratto di collaborazione piena fino a dicembre 2015 a cui avrebbe fatto seguito l’assunzione. Ma l’impegno è stato disatteso. Inoltre, dalla ridistribuzione del personale del Coni, resa necessaria per porre rimedio a situazioni paradossali come quella in Campania che prevedeva decine di esuberi sul personale (in Basilicata erano previste 3 carenze, essendoci al tempo dei fatti un solo dipendente), due venivano mandati ad occupare due delle tre carenze previste da circolare Coni, due colleghi trasferiti dal Coni Campania.

Sulla situazione dei cinque lavoratori tutto tace. E così, dopo dieci anni di vita all’interno della struttura, trovano il coraggio di avviare un’azione legale, denunciando, tra l’altro, parentele, favoritismi e carriere «pilotate». Oggi si svolgerà la prima udienza della causa giudiziaria: «Cercheremo - tuonano i cinque ormai ex lavoratori - di portare alla luce tanti scheletri nascosti negli armadi di chi dovrebbe predicare valori sinceri ai giovani attraverso lo sport e invece preferisce che lo sport segua la scia di corruzione e malaffare».

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