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GIOVANNI RIVELLI
POTENZA - Questa volta quel bluff qualcuno lo pagherà. Il Collegio giudicante della Corte dei Conti di Basilicata ha condannato 14 persone e 11 aziende a restituire con vincolo di solidarietà 14 milioni 220mila 698 euro e 41 centesimi (oltre agli interessi legali fino all’effettivo pagamento) per il «bluff industriale» del Consorzio «La felandina», il consorzio promotore di un  contratto di programma con il Ministero per sviluppo economico che doveva dar vita a un polo produttivo localizzato dapprima in Valbasento e poi in territorio di Bernalda, grazie a contributi pubblici per 61 milioni su investimenti complessivi di 106 milioni di euro.
Di quella somma, in pratica, venne erogata solo la parte che ora la Procura contabile chiede indietro e poi il programma si arenò dopo che si scoprì che i fondi non erano utilizzati per i fini per  i quali erano stati concessi.
I condannati
Così, ora, la Corte presieduta da Maurizio Tocca e composta da Vincenzo Pergola e Giuseppe Tagliamonte (relatore), ha posto quella somma a carico di Michele De Grazia, Antonio Mele, Maurizio Zaccaria, Maurizio Filippi, Mariano Chemello, Giuseppe Anneca, Innocenzo Soldo, Armando Vittorio Ottone, Gaetano Pasquale Falciglia, Achille Maria Stigliano, Laura Selvaggi, Giuseppina Selvaggi, Giorgio Ciambezi, Carlo Angelo Morini e Agribase Milk Products srl, Biofiber srl in liquidazione, Consorzio Industriale e Di Servizi «La Felandina» in sigla Cfs in liquidazione, Camilla srl. in liquidazione, Cierre srl Imballaggi Industriali, Felix Sistemi Informativi srl, Le Marche Fashion Club srl,  Metapontina Food Alimentare in sigla Mfa srl, Progetto Insieme srl già Progetto Insieme, Regalfruit srl e Service Food srl già Ristorazione Collettiva Basilicata srl. 
gli assolti
Una sentenza lunga e articolata che ha esaminato le tante posizioni una ad una giungendo anche a pronunciare quattro sentenze di assoluzione nei confronti di Pasquale Ancarola, Dea Medical srl, Mario Bonavoglia e Massimo Lopes e dichiarando l’intervenuta prescrizione per altre posizioni , vale a dire Banca della Nuova Terra spa, Melior Consulting spa ora Bnt Consulting spa in liquidazione, Meliorbanca spa ora Banca Popolare Dell’Emilia Società Cooperativa, e dei signori Michelangelo Marinelli, Marco Ceccarelli, Carlo Sappino, Raffaele Loffredo, Roberto Ferrini, Roberto Pasca Di Magliano, Piero Antonio Cinti e Enrico Venturini.
La prescrizione Pur con una minuziosa analisi delle diverse posizioni, la Corte ha accolto sostanzialmente la tesi della procura contabile, rappresentata in giudizio dal viceprocuratore Ernesto Gargano e l’importo della condanna è esattamente quello che lo stesso pm contabile aveva chiesto. Ciò che la corte non ha, invece, ravvisato è l’«unitarietà» della vicenda, nel senso di una sorta di trama unica tra i comportamenti di chi, con dolo, ha distratto somme e quelli di chi, per colpa, non ha effettuato i dovuti controlli. Una questione non indifferente, perchè senza questa «unitarietà», i termini di prescrizione si sono differenziati (per il dolo la decorrenza è stata individuata nel rinvio a giudizio penale) portando a dichiarare le prescrizioni. «Nel caso in esame - hanno spiegato i giudici - le contestazioni formulate, invero con dovizia di argomentazioni tutte volte a dimostrare la “unitarietà” della vicenda procedimentale dannosa, ai soggetti convenuti per rispondere, a titolo di colpa grave ed in via sussidiaria, del danno quantificato in euro 11.380.000,00 attengono a condotte, attive od omissive, da questi serbate in diverse fasi della procedura di “negoziazione” e finanziamento, e dettagliatamente  descritte in citazione, assolutamente prive di inerenza funzionale, giuridica e procedimentale con quelle riconosciute come reato nella sede del giudizio penale».
I quattro »innocenti»Le quattro assoluzioni sono state motivate in modo diverso. La Dea Medical e Ancarola Pasquale hanno dimostrato che, per la loro parte di programma di intervento, non  solo avevano a disposizione tutti i fondi necessari ma che al momento della scoperta dei problemi avevano già realizzato circa il 75 per cento degli investimenti ammessi a finanziamento. È apparso così chiaro che non solo avevano intenzioni serie circa l’investimento da fare ma anche che, alla fine, sono risultati danneggiati dall’andamento dei fatti. Mario Bonavoglia, invece, ha dimostrato di aver ceduto già a fine 2004 il ramo di azienda «Ristorazione collettiva Basilicata» ad altro soggetto chiamato in causa dalla Procura Contabile e Massimo Lopes ha acquistato quote della Felix Sistemi informativi srl senza ricoprire mai incarichi societari e ha poi ceduto le stesse quote in assenza di «una condotta dolosamente preordinata al conseguimento di un ingiusto profitto.
I motivi di condannaAnche le motivazioni delle condanne sono articolate. Per  «Filippi, Zaccaria, Chemello, Mele e De Grazia, anche in rispettiva rappresentanza di “Biofiber srl”, “La Camilla srl”, “Agribase Milk Products srl” e “Cierre srl Imballaggi industriali”» i giudici non hanno accolto le tesi difensive che pure insistevano sugli investimenti effettivamente realizzati «trattandosi - hanno spiegato - di generiche affermazioni relative ad uno indimostrato sviluppo dell’iniziativa ed alla mera esistenza di parte dell’opificio industriale sul suolo individuato per l’iniziativa stessa».
Quanto ai restanti condannati i giudici hanno ritenuta «accertata la preordinata attivazione degli stessi per conseguire un ingiusto profitto in danno di risorse finanziarie pubbliche».

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