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POTENZA – "Vorrei continuare il lavoro iniziato lo scorso anno, che ha portato risultati importanti e un cambiamento, frutto anche dei 'nò che ho detto e che hanno fatto crollare situazioni precostituite": è stato questo uno dei passaggi principali dell’intervento del direttore dell’Arpab Aldo Schiassi, nel corso di una conferenza stampa che si è svolta stamani a Potenza.
Schiassi – durante l’incontro moderato dal direttore delle relazioni esterne di "Panorama", Carlo Puca – ha annunciato di aver partecipato al bando per l’assegnazione del nuovo incarico di direttore dell’Agenzia: "Sono ottimista – ha aggiunto – e vedremo gli esiti, ma sarei intenzionato a proseguire quanto iniziato un anno fa". Il direttore dell’Arpab ha poi illustrato quanto fatto dalla metà dello scorso anno, quando si è insediato, trovando "un’Agenzia che aveva bisogno di un riordino di funzioni e obiettivi", all’interno "di un sistema caotico e di un’Arpab decontestualizzata" per agire quindi su cinque ambiti precisi, ovvero l’area industriale di San Nicola di Melfi (Potenza), l’area del petrolio, la Valbasento, le aree industriali di Tito (Potenza) e del capoluogo lucano, e dell’ex Itrec di Rotondella.

"Abbiamo fatto il nostro dovere, non limitandoci ad analizzare i dati, ma cercando le cause e i rapporti con gli effetti, e fornendo soluzioni", ha ricordato Schiassi. Un esempio su tutti, quello "della moria di pesci nel Pertusillo" che in base ai risultati "è dovuta a scarichi illegali di allevamenti e agricoltori, e di qualche azienda locale", sfatando così "il mito delle estrazioni petrolifere, poichè possiamo ipotizzare che le tracce di idrocarburi siano dovute ai sedimenti del lago, da dragare, e forse anche di asfalti 'copertì durante la costruzione stessa della diga". Sempre sul petrolio sono state fatte indagini sul Centro Olio di Viggiano (Potenza) "per spingere anche il Ministero a monitorare un impianto da adeguare", e "sul 'punto zerò dei lavori della Total" chiedendo alla Regione, nel complesso sistema delle estrazioni, "una maggiore attenzione sullo smaltimento delle acque di reiniezione", e sulle aree di Melfi, Tito e Potenza, "l'avvio delle bonifiche e di un serio monitoraggio".

Perchè aspettare più di un anno per fornire alla Basilicata un quadro completo delle attività dell’Arpab, in un clima di polemiche e sospetti? Schiassi è chiaro: "Abbiamo acquisito dati certi e chiari, e per questo serve tempo: noi siamo scienziati e non politici e sindacalisti, e abbiamo inviato sempre tutti gli atti alle istituzioni". Il direttore poi affronta il tema delle difficoltà incontrate, quando parla "di una parte prevalente dell’Arpab che mi ha sostenuto", dei "'no detti a situazioni precostituite", di una legge di riforma definita "raffazzonata" e "di qualche lezzo di consociativismo in cui non mi sono identificato".

Alla domanda su eventuali pressioni subite, Schiassi ha spiegato quindi che "si sono detti dei 'no per cambiare il sistema, ma ho fatto il mio lavoro in maniera serena - ha concluso – e ora spetta alla Regione riordinare le complessità delle funzioni per evitare inoperosità".

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