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POTENZA - La vignetta della discordia. Un filo sottile, come sempre, divide la satira dal cattivo gusto e, in questo caso, c’è chi prova addirittura imbarazzo per la scelta di u n’immagine che rischia di confinare un tema di grande attualità, come quello della violenza sulle donne e sui bambini, in un contesto socio-culturale ben preciso. Tutto nasce dalla presentazione di un libro dal titolo «Gli amori violenti» di Mirella Baldassarre che si terrà il 21 novembre prossimo al teatro Stabile. L’evento patrocinato dall’Ordine degli psicologi di Basilicata e dalla Provincia di Potenza. La vignetta che accompagna la brochure di presentazione del volume, realizzata da Mario Bochicchio, raffigura un anziano chiaramente vestito da arabo e una bambina che indossa un abito da sposa in stile occidentale. Alle loro spalle fanno da sfondo i minareti (torri delle moschee).
Il messaggio appare inequivocabile: l’uomo violento è musulmano. Di qui le polemiche sollevate dagli stessi psicologi iscritti all’Ordine regionale.

Si fa portavoce della critica Marina Pecoriello che, anche a nome di tanti colleghi, si dissocia dall’iniziativa: «Il nostro ruolo professionale ci vede quotidianamente impegnati proprio per l'integrazione psichica, sociale e culturale delle persone. Identificare la violenza coniugale e partneriale con un'unica immagine a tema religioso ed etnico, riferibile a una cultura che non è generalmente la nostra è fuorviante. Il rispetto verso l'altro è identificabile anche nelle icone che utilizziamo per affrontare un tema così insidioso, che permea tutti gli strati sociali della nostra cultura».

Le fa da eco Lucia Colicelli, dirigente della Regione: «Dovremmo distinguerci nell’approccio a tale gravissimo fenomeno di violenza, di infanzia negata che trova terreno fertile nella povertà, nell’arretratezza culturale e nella discriminazione e, sappiamo far parte di una cultura globale che nega alle donne e all’infanzia pari opportunità fino ad espropriarle del proprio corpo. Le azioni di sensibilizzazione, di prevenzione e contrasto, riferite anche a queste specifiche realtà, devono essere esercitate a «prescindere » da ogni riferimento etnico culturale che rischierebbe di diventare una sorta di capro espiatorio per altri contesti che, ahimé, non si distinguono certo per il superamento di tali problemi».

Il fronte della polemica si arricchisce ogni ora di nuove voci, con l’Ordine degli psicologi al centro del fuoco. Ma la presidente Luisa Langone sgombra il campo da equivoci: «Della vignetta non sapevamo nulla. Diamo il patrocinio secondo il regolamento che si basa su aspetti che vanno a promuovere l’immagine della professione. Tutto qui. E il patrocinio è stato concesso all’unanimità, anche da chi oggi protesta. La brochure di accompagnamento all’evento è una scelta che non spetta a noi. E se devo dirla tutta, anche a me quella vignetta non piace».
La stessa autrice del libro si smarca dalla scelta del disegno «incriminato»: «Non ne so nulla. Io mi limito a presentare il libro, tutto il contorno non spetta a me».

Ma, allora, chi ha voluto quella vignetta? L’attenzione si sposta sugli organizzatori dell’evento, il Centro Studi «Erasmo da Rotterdam». «Nei nostri inviti - spiega Angela Granata, tra le fondatrici dell’associazione a Potenza - mettiamo spesso le vignette di un nostro socio, Mario Bochicchio, che sono state sempre apprezzate. Quella oggetto di polemica è riferita a una cultura non nostra. È una vignetta di denuncia sul fenomeno delle spose bambine che è una realtà che non ci appartiene, come non ci appartiene la pratica dell’infibulazione. Tutto ciò esiste nel mondo musulmano. Ci scusiamo se abbiamo urtato la suscettibilità di qualcuno, ma non era il nostro intendimento».

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