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di Giovanni Rivelli

POTENZA - Amministratori pubblici locali, dirigenti comunali tecnici e investitori del settore delle energie rinnovabili sarebbero entrati nel mirino della Procura di Potenza che, avvalendosi della Guardia di Finanza, sta eseguendo accertamenti sulla presenza e le modalità di costruzione e autorizzazione di impianti di rinnovabili realizzati in Basilicata.

Le attività avrebbero già portato le fiamme gialle ad acquisire una corposa documentazione effettuando accertamenti societari su alcuni soggetti che hanno effettuato gli investimenti e sulle relazioni esistenti con gli enti pubblici a caccia di ipotesi di truffa nel conseguimento delle agevolazioni per l’incentivazione della produzione di energie da fonte rinnovabile e di irregolarità nella acquisizione dei permessi per la realizzazione degli impianti.

Tre diversi sistemi per avere più contributi - L’attenzione degli investigatori si starebbe concentrando su tre aspetti diversi che in ogni caso avrebbero garantito ai proprietari degli impianti di ottenere un quantitativo superiore di contributi pubblici rispetto a quelli effettivamente spettanti. Vale a dire frazionamenti artificiosi, intermediazione degli enti pubblici e procedure autorizzative difformi da quanto premisto dalle norme.

Procedure autorizzative difformi - Per la realizzazione di campi eolici e fotovoltaici è necessario ottenere l’autorizzazione unica, ma, il sospetto, è che in alcuni casi al posto di questo permesso si sia proceduto con i permessi a costruire rilasciati dal Comune. La normativa di riferimento (l’art.12 comma 3 del decreto legislativo 387/03), infatti, prevede che questi impianti «sono soggetti ad una autorizzazione unica, rilasciata dalla regione o altro soggetto istituzionale delegato dalla regione, nel rispetto delle normative vigenti in materia di tutela dell'ambiente, di tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico». Un modo per agevolare, con una conferenza di servizi, il rilascio dei diversi pareri, ma saltare il tutto con un permesso a costruire come se si trattasse di una casa sarebbe sicuramente più veloce. Anche in questo caso, al di là della correttezza o meno dei requisiti alla base delle realizzazioni, la finalità sarebbe stato il conseguimento di un quantitativo maggiore di incentivi poichè diversi «conti energia», ossia i sistemi di incentivazione che si sono succeduti nel tempo, hanno previsto soglie di incentivazione decrescenti e riuscire a mettere in campo l’investimento prima o dopo avrebbe consentito di rientrare nel regime precedente.

I frazionamenti artificiosi - Su una collina ci sono 12 impianti da 1 Megawatt ciascuno. Se costituiscono un unico parco non possono usufruire di procedure semplificate di realizzazione e rientrano in uno scaglione più basso di energie, diversamente se sono separati hanno procedure semplificate e più incentivi. L’ipotesi investigativa è tutta qui. Quando a realizzare i diversi impianti sono società riconducibili in buona parte alle stesse persone, ma formalmente diverse. Cosa succede? Interventi di enti o di privati?

Ci sarebbe poi un’altra ipotesi investigativa. In genere, questi parchi vengono sempre realizzati di intesa con gli enti locali che ne traggono benefici economici. Ma la situazione è molto diversa se il parco è di un privato che paga royalty al Comune o se il parco è del Comune che può ottenere condizioni agevolate e contributi differenziati. E potrebbe esserci qualche caso di un investimento che risulta pubblico ma è finanziato da privati che, in pratica, governano l’investimento e godono della stragrande parte dei benefici. Una proprietà di fatto che potrebbe celare un raggiro. Filoni su cui sarebbero stati acquisiti già documenti, in vari periodi di tempo. Tutto, insomma, lascia pensare che i dubbi saranno sciolti a breve.

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