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di DOMENICO PALMIOTTI
Corleto, 50 anni di petrolio giacimento da dicembre 2017 Altri pozzi a Brindisi di Montagna
di Domenico Palmiotti

Corleto Perticara (Potenza) - I camion si inerpicano piano sui tornanti di montagna che portano a mille metri di altezza, destinazione il giacimento petrolifero di Tempa Rossa, che tra due anni entrerà in funzione. Tra betoniere, mezzi meccanici e prefabbricati svettano, lucide, le sagome degli impianti del centro olio, cuore produttivo del giacimento. Mille operai sono impegnati nella fase di cantiere e aziende pugliesi come Aleandri e Tecnomec di Bari, Marraffa di Taranto e Iba di Brindisi partecipano alla costruzione di alcune opere. Spesi già 800-900 milioni sui 2 miliardi di investimento. Un centinaio saranno invece gli addetti che il centro occuperà quando tutte le infrastrutture saranno realizzate.La tabella di marcia sconta un anno di ritardo perchè si sono dovuti effettuare interventi ulteriori per mettere in sicurezza il terreno. «Ma ormai siamo in dirittura d'arrivo - spiega Roberto Pasolini, il manager di Total Italia che, insieme a Massimo Dapoto, responsabile della comunicazione, e ad altri due tecnici, accompagna i giornalisti di Taranto nella visita a Tempa Rossa. La francese Total è infatti l'azienda che insieme all'anglo-olandese Shell e alla giapponese Mitsui detiene i diritti di estrazione di questo giacimento della Basilicata, sul quale si è cominciato a lavorare 20 anni fa. Taranto, con la raffineria dell'Eni, sarà, via oleodotto, l’approdo del greggio di Tempa Rossa che in riva allo Jonio verrà temporaneamente stoccato prima del carico sulle petroliere.

«A dicembre 2017 - spiega Pasolini - saremo pronti e partiremo con i volumi previsti, ovvero 50mila barili al giorno. Stimiamo una capacità di estrazione da Tempa Rossa per 40-50 anni». Attualmente i pozzi perforati sono sei, i lavori hanno richiesto circa due anni, e si devono terminare solo le opere che porteranno in superficie il greggio, «tirandolo» dal cuore della roccia. Restano da scavare altri due pozzi. Al centro olio, invece, avverrà il trattamento del prodotto. Ovvero si metterà il greggio (la qualità che qui sarà estratta è simile all'Ural, che viene dal Mar Nero) nelle condizioni di sicurezza per essere trasportato sino a Taranto e si provvederà a separarlo da altri componenti come zolfo, metano e gpl. Il gpl verrà lavorato a Corleto Perticara, lo zolfo utilizzato da un'azienda di Taranto per finalità agricole.

Ma se in Basilicata il cantiere di Tempa Rossa marcia, a Taranto deve ancora partire. E a Taranto, dove nella raffineria Eni, partner logistico dell'operazione, devono essere costruiti due serbatoi di stoccaggio e ampliato il pontile petroli per l'attracco delle navi, tutto è fermo perchè il Comune non rilascia l'autorizzazione alla costruzione delle opere. Il Comune ha anche fatto ricorso al Tar di Lecce ma ha perso il primo grado di giudizio, mentre un mese fa dall'Eni di Taranto è partita una lettera, destinatario Palazzo di Città, dove si paventano azioni legali della società petrolifera, con richiesta di risarcimento danni, se non dovesse giungere il via libera chiesto e sollecitato, visto che Tempa Rossa, definito progetto strategico dal Governo, ha già le autorizzazioni centrali. Il Comune dice no perchè teme un aumento dell'inquinamento in una realtà già duramente provata dalla vicenda Ilva. «Ma è stato chiarito - dice Pasolini - che l'arrivo del petrolio di Tempa Rossa a Taranto non provocherà danni ambientali. Taranto sarà solo un luogo di stoccaggio, non ci saranno lavorazioni, né aumenterà la capacità produttiva della raffineria. La Valutazione di impatto ambientale, oltretutto, ci è stata rilasciata a condizione che l'investimento fosse a impatto zero e l'Eni ha anche migliorato il progetto riducendo le sue emissioni. Ora tra noi e loro il saldo è di 28 tonnellate in meno, su base annua, dei composti volatili del greggio». Questa garanzia non è bastata al Comune, che per ora tiene fermo il no. Tuttavia lo sblocco di Tempa Rossa anche per la parte tarantina sarebbe imminente. Sarebbe infatti in arrivo l'autorizzazione unica del Mise (lo stesso provvedimento usato per il gasdotto Tap nel Salento) per far partire gli altri cantieri. Shell l'attende entro fine anno, considerato che la parte tarantina (300 milioni di opere) richiede due anni di lavori e i primi barili saranno estratti in Basilicata appunto a fine 2017.

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