Sabato 05 Dicembre 2020 | 10:46

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FRANCESCO RUSSO
LAVELLO - I loro «coordinati» sono stati indossati anche da Belen Rodriguez: reggiseni e mutandine realizzati in un laboratorio di corsetteria di Lavello, che opera come contoterzista per un’azienda di Andria che ha scelto come testimonial la nota starlette argentina. Domenico Vizzano, fra macchine da cucire, semilavorati e prodotti già pronti per la spedizione, lo dice quasi con orgoglio. «Beh, fa sempre piacere vedere una pubblicità con Belen che indossa i nostri coordinati», racconta l’imprenditore lavellese, che da anni resiste nel mantenere il proprio laboratorio a conduzione prettamente familiare, con quattro operaie e tanta dedizione. Il momento per il settore resta difficile. Ma rispetto a qualche anno fa, dopo il crollo provocato dalla delocalizzazione delle produzioni, la lingerie made in Lavello si sta riprendendo.A creare una congiuntura favorevole - spiega Antonio De Fata, presidente del Distretto della Corsetteria di Lavello - «l'aumento dei costi di produzione all’estero ed il cambio del dollaro non più favorevole per Paesi come la Cina». Di laboratori ne sono rimasti una quindicina, la maggior parte dei quali lavora in contoterzi. Ma alle piccole aziende per ora va bene così: l’importante è che si riprenda a creare reddito e occupazione. «Certo - ammette Domenico Vizzano - siamo in ripresa, ma sono lontani i bei tempi in cui avevamo contatti con imprese del Nord. Ora quelle imprese non ci sono più: alcune hanno chiuso, altre sono andate via in Cina, Romania, Albania. Con il tempo, però, abbiamo trovato altri committenti. Oggi lavoriamo per un’azienda lavellese e per la ditta di Andria che ha scelto la Rodriguez come testimonial. Facciamo questo lavoro ormai da una ventina d’anni - continua l’imprenditore lavellese - e teniamo duro. Ci sono stati periodi difficili, adesso però non c'è male».

«Una volta avevo 40 operaie, mentre ora gestisco un’azienda a conduzione familiare, con poche lavoratrici: l’importante, però, è che adesso ci sia di nuovo lavoro», commenta Raffaele Zefola, titolare di un altro laboratorio di corsetteria lavellese, specializzato nella cucitura. «L'unico problema - mette in chiaro Zefola - restano i costi di gestione ed i prezzi sempre più bassi ai quali riusciamo a vendere i nostri prodotti. Negli anni '90 un nostro push-up ci veniva pagato tremila lire, oggi soltanto un euro e 25 centesimi. Ma se vogliamo restare sul mercato dobbiamo accettare questi prezzi, altrimenti i committenti si rivolgono altrove. Come vanno gli affari? Non c'è male. Lavoriamo per un marchio di Lavello, ma anche per un’azienda pugliese. Siamo abbastanza soddisfatti per come stanno andando le cose. In realtà - sottolinea Zefola - ogni mese non ci rimane moltissimo, ma almeno non abbiamo nemmeno un centesimo di debito. Tutti i giorni produciamo dai 400 ai 500 pezzi. Bisogna però affrontare le spese, provvedere agli stipendi delle operaie, pagare tasse e tributi. Se ne vanno seimila euro solo fra Imu, Tasi e tassa per i rifiuti solidi urbani. Poi c'è l’elettricità: i macchinari consumano energia e ci vogliono circa mille euro ogni due mesi. Rispetto a qualche anno fa, però - continua l’imprenditore - le cose vanno un po' meglio. Cosa ci vorrebbe? Qualche sgravio dal punto di vista fiscale: ci sarebbe d’aiuto». 

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