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Potenza, violenta la sorellina e tenta con la cugina: 3 anni e 2 mesi

Potenza, violenta la sorellina e tenta con la cugina: 3 anni e 2 mesi
di Giovanni Rivelli

POENZA - Ha violentato la sorellina minore di 14 anni facendole subire un rapporto completo e, in un’altra occasione, l’ha picchiata e minacciata. Ha tentato di violentare anche la cugina quattordicenne. Se l’è «cavata» con una condanna a 3 anni e due mesi di reclusione.È una brutta storia, con una conclusione per certi aspetti amara, quella che è giunta ieri a sentenza con giudizio abbreviato, chiesto dalla difesa dopo la fissazione del giudizio immediato da parte del Gip. Un «rito alternativo» che consente uno sconto di pena di un terzo che porta a una relativa tenuità della pena in relazione all’odiosità dei fatti contestati.

Fatti che hanno per scenario due paesi della Basilicata nord in un periodo di circa due anni. Il primo episodio è proprio quello che vede vittima la sorellina. Di notte, approfittando del fatto che gli altri familiari dormivano, il giovane si sarebbe introdotto nella stanza in cui dormiva la sorella, l’avrebbe presa con la forza costringendola a seguirlo nella sua camera da letto, quindi la scaraventava sul letto, le tappava la bocca con una mano, la denudava parzialmente e ne abusava. Quindi la minacciava dicendole che se avesse detto a qualcuno quanto era successo l’avrebbe picchiata.

La cosa è rimasta in silenzio per un paio di anni. Fino a quando si sarebbe verificato un altro episodio contestato nel corso del quale il giovane prese di mira la cugina. La ragazza era nella sua abitazione ad ascoltare musica con la sorella dell’aguzzino, quando questo è entrato nella stanza, le ha bloccato le mani e si è scaraventato addosso iniziando a tentare di baciarla. A quel punto la ragazza avrebbe reagito e si sarebbe messa a gridare attirando l’attenzione degli adulti che erano presenti in casa che si sarebbero precipitati nella stanza facendo cessare quanto stava succedendo. L’episodio, nel racconto successivamente fatto dalle ragazze nella caserma dei carabinieri del paese, avrebbe seguito di poco un fatto analogo e più grave, una violenza ai danni della cugina, contestazione da cui, tuttavia, l’imputato è stato assolto. Al contrario, è stato ritenuto responsabile di aver colpito con calci e pugni, nello stesso giorno della violenza per cui è stato assolto, la sorella.

E la relativa tenuità della condanna, pronunciata dopo quasi due ore di camera di consiglio, non basta nemmeno alla difesa, l’avvocato Fabio Di Ciommo, che già annuncia di voler impugnare la sentenza. «Per adesso - commenta - è importante che sia stata riconosciuta la totale infondatezza di una parte significativa dele violenze attribuite all’imputato. Considerata la estrema gravità delle accuse a carico del mio assistito, al momento possiamo ritenerci soddisfatti».

Una soddisfazione legata, probabilmente, anche al fatto che la sentenza potrebbe ora spianare la strada all’uscita dal carcere del condannato sottoposto a misura cautelare dallo scorso mese di novembre. Con 3 anni e 2 mesi di pena, di cui 10 mesi già scontati e 2 anni e 4 mesi residui, è facile ipotizzare una richiesta di attenuazione della misura verso i domiciliari. Una casa che, ovviamente, non potrà essere quella in cui vive la sorella, comprensibilmente già alle prese con i suoi drammi.

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