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Flebo glucosata a diabetico Intervento ok, ma muore Quattro medici a processo

Flebo glucosata a diabetico Intervento ok, ma muore Quattro medici a processo
di GIOVANNI RIVELLI
POTENZA - È il classico caso in cui l’intervento è perfettamente riuscito ma il paziente è morto. E per quel caso di sospetta malasanità sono da ieri a processo quattro medici dell’ospedale di Pescopagano, presidio del San Carlo di Potenza, Antonio Sacco responsabile del reparto di Ortopedia, e altri tre colleghid el reparto, Gennaro Maiorano, Adolfo Cuomo e Mario Cigala. Su di loro pende l’accusa di omicidio colposo legato alle cure prestate all’uomo quando questi era ricoverato nel reparto di Ortopedia dell’ospedale di Pescopagano, presidio dell’Azienda Ospedaliera San Carlo.

Un non pericolosissimo intervento di sostituzione di una protesi, peraltro perfettamente riuscito, ma l’uomo, stando alle accuse che hanno portato a disporre il giudizio, sarebbe morto dopo essere andato in coma diabetico perchè le cure prestate non erano compatibili con questa sua patologia.

I fatti sono quelli avvenuti negli ultimi giorni dell’ottobre 2011 e la vittima è l’allora 71enne Gabriele Lione di Calabritto, nell’Avellinese, morto nel pomeriggio del 30 dopo che si era ricoverato a Pescopagano due giorni prima e il 29 era stato sottoposto a un intervento di artroprotesi dell’anca destra.

Dopo l’intervento sembrava tutto procedesse per il meglio, ma nella mattina del successivo 30, il fratello della vittima, Carlo Felice Lione, medico di base, notava che il fratello era in uno stato soporoso precomatoso.

L’uomo, che ieri ha deposto in aula davanti al Giudice Gerardina Romaniello e al pm Giovanni Cappiello, ha raccontato che vedendo quello stato del fratello e notando che gli venivano somministrate soluzioni glucosate per flebo, si è prima rivolto alle infermiere e poi al medico di guardia, per spiegare che quello stato era molto probabilmente dovuto ala condizione di diabetico del fratello.

A quel punto, il medico di guardia gli avrebbe detto che tanto non risultava in cartella clinica poichè il paziente non lo avrebbe riferito. Ma, stando alla contestazione di cui devono rispondere, in cartella clinica era annotato che l’uomo assumeva farmaci ipoglicemizzanti orali e nella cartella anestesiologica anche che il paziente era affetto da diabete mellito. Fatto sta che non sarebbero stati fatti fare i necessari esami di controllo della glicemia.

Carlo Felice Lione ha anche ricordato che l’anno precedente, il fratello era stato ricoverato nel reparto di neurologia dello stesso ospedale ed era stato effettuato un profilo diabetologico , dicendosi stupito del fatto che, prima e dopo l’intervento, non siano stati effettuati i dovuti controlli e non sia stata somministrata la relativa terapia, mentre, di contro, si sia proceduto alla somministrazione di soluzioni glucosate.

Fatto sta che la situazione del paziente è andata nettamente peggiorando. Dall’elettrocardiogramma eseguito è risultato che l’uomo era in coma diabetico ed era in corso un infarto del miocardio. A quel punto, intorno alle 14, il paziente è stato trasferito in eliambulanza all’ospedale San Carlo di Potenza dove è morto sei ore dopo per arresto cardiaco mentre veniva eseguita una tac toracica con mezzo di contrasto. Così il giorno successivo il fratello si è recato in questura a sporgere querela per quanto accaduto.

L’uomo, ieri in aula, si è detto stupito del fatto che il fratello potesse non aver riferito di quella patologia diabetica che lo affliggeva al punto da essere all’origine di una retinopatia e ha anche raccontato di averlo sconsigliato di sottoporsi all’intervento chirurgico, che non rpesentava carratere di indispensabilità, spiegando che, a suo avviso, qualora i medici avessero valutato quella patologia o gli avrebbero dovuto sconsigliare di procedere o avrebbero dovuto provvedere alle opportune terapie.

Una responsabilità della vittima, quella di non aver riferito del suo stato di diabetico (almeno averlo fatto solo all’anestesista e aver indicato aigli altri medici solo i farmaci che assumeva), o ci sono altre colpe? È quanto dovrà ora stabilire il Tribunale che proseguirà l’esame del caso il prossimo 11 febbraio.

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