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di Fabio Amendolara

POTENZA - La morte, in diretta, è stata ripresa dalle telecamere amatoriali dei parenti delle vittime. Alcuni di quei video, uno in particolare, riprende la scena dell'evento da una distanza definita «utile» dagli investigatori. È grazie a quei video che sarà possibile stabilire cosa è accaduto al fucile esploso - come in una detonazione - l'altra sera in contrada Dragonara a Potenza durante una rappresentazione storica del brigantaggio.

L'effetto bomba è costato la vita a due figuranti, Agostino Tarulli, 56 anni, e Donato Gianfredi, 55. La perizia balistica potrà solo aggiungere qualche tassello all'analisi, perché il fucile - conferma chi ha potuto vederlo - è quasi distrutto.

E, soprattutto, è distrutta la camera di scoppio, proprio il particolare dell'arma su cui dovevano concentrarsi le indagini scientifiche. Gli investigatori però potranno valutare il momento dell'esplosione.

Dalla fiamma provocata nel momento in cui il «cane» - la parte del fucile che innesca l'esplosione - ha dato il «fuoco alle polveri». Al momento l'ipotesi più accreditata sembra essere quella dell'occlusione della canna. Bisognerà però accertare come si sia ostruita. Mancava, dunque, la presa d’aria capace di «diluire» la potenza dello scoppio così come previsto dalla legge che regolamenta l’utilizzo di fucili di scena: «Per armi da fuoco per uso scenico si intendono le armi alle quali, con semplici accorgimenti tecnici, venga occlusa «parzialmente» la canna al solo scopo di impedire che possa espellere un proiettile ed il cui impiego avvenga costantemente sotto il controllo dell’armaiolo che le ha in carico».

Ma gli investigatori sono al lavoro per verificare anche se il fucile sia già stato usato in passato o se, invece, veniva impiegato quella sera per la prima volta. Sembra ormai quasi esclusa la possibilità che sia stata introdotta all'interno del fucile una quantità di polvere da sparo superiore a quella consentita. L'esplosione, spiegano gli esperti, non sarebbe stata comunque così forte da provocare la detonazione dell'arma. Esclusa anche la possibilità che sia stata inserita nella canna una miscela esplosiva diversa dalla polvere nera comunemente usata per caricare le armi a «salve». Dall'analisi dei video acquisiti dagli investigatori - al momento indaga la sezione Volanti della polizia di Stato in attesa che l'indagine venga delegata alla Squadra mobile - sarà possibile anche ricostruire le fasi dell'incidente.

Accertato anche che tutte le comunicazioni amministrative erano state effettuate dalle associazioni che hanno organizzato l'iniziativa (polemiche si erano innescate sui social network sulla necessità di allestire un punto di soccorso che, peraltro, non è previsto dalla legislazione. Sul posto i primi soccorsi sono stati effettuati da un medico dell'ospedale che era lì per caso e da alcuni infermieri. Il bambino ferito, le cui condizioni sono migliorate molto nelle ultime ore, è stato soccorso e portato in ospedale da una volante della polizia di Stato).

Qual è il fucile che è esploso? Chi lo maneggiava? Chi è stato colpito per primo? Sono solo alcune delle domande a cui dovrà rispondere l'inchiesta giudiziaria coordinata dal pubblico ministero della Procura di Potenza Valentina Santoro che ha disposto per oggi l’autopsia sui corpi delle due vittime. I funerali con tutta probabilità si dovrebbero tenere tra domani e venerdì nella chiesa di San Giovanni Bosco.

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