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di PINO PERCIANTE

«Nessuna traccia di idrocarburi». Ad uccidere i pesci nel Pertusillo non è stato il petrolio. Lo hanno stabilito le autopsie eseguite nell’istituto di zooprofilassi di Puglia e Basilicata. Nei resti della carpe non c’erano tracce di idrocarburi.

«Sono sostanze indigeribili e non possono svanire», spiegano gli addetti ai lavori. I risultati delle prime analisi escludono anche l’avvelenamento da pesticidi. Per capire perché i pesci sono morti bisognerà attendere i primi giorni della settimana entrante quando saranno pronti gli esiti degli ultimi esami condotti dai tecnici dell'Istituto di zooprofilassi a Foggia. I test, infatti, sono ancora in corso per vedere se all’interno dei pesci ci sono tossine (microcistine) prodotte da qualche alga o oppure tracce di metalli pesanti.

Il direttore sanitario dell’istituto zooprofilattico, Antonio Fasanella, è ottimista per i risultati già raggiunti: «I contaminanti più pericolosi come gli idrocarburi e i pesticidi non ci sono. Non abbiamo trovato niente». Le analisi, quindi confermerebbero, quello che i tecnici hanno sospettato fin dall’inizio quando i resti dei pesci sono arrivati nei laboratori per essere analizzati. La morìa potrebbe essere colpa di qualche alga prodotto del gran caldo di questi giorni. I pesci, quindi, sarebbero stati vittime incolpevoli delle intense temperature del periodo che avrebbero favorito la proliferazione di alghe la cui presenza riduce l’ossigeno nell’acqua.

È la stessa spiegazione che fu data cinque anni, fa quando si verificò la prima morìa (salvo poi fare marcia indietro e parlare di fenomeno probabilmente collegato al cattivo funzionamento dei depuratori o a scarichi abusivi). Ma si fa strada anche un’altra ipotesi: i pesci morti potrebbero essere quelli del fiume Agri (dove lo scorso 24 luglio, come si ricorderà, si è verificata un’altra morìa) trasportati poi nel Pertusillo dalle correnti. Resta, però, il giallo della «macchia oleosa» notata sulla superficie del lago, vicino allo sbarramento, dove c’erano le carpe morte.

«Non è petrolio», assicurano gli addetti ai lavori. Ancora qualche alga in coincidenza con l’aumento delle temperature, come accadde cinque anni fa, oppure qualche sversamento abusivo? I tecnici dell’istituto zooprofilattico avrebbero dovuto fare accertamenti anche per verificare se la causa della morìa sia riconducibile alla presenza di un batterio. Ma sarà difficile stabilirlo - spiegano dall’istituto - dal momento che i resti dei pesci erano in avanzato stato di decomposizione. E così dopo cinque anni il mistero del Pertusillo non viene ancora svelato e questo genera timori e inquietudini nella popolazione e nelle associazioni ambientaliste. Le istituzioni continuano a rassicurare sui livelli di inquinamento della diga ma questo non contribuisce ad eliminare dubbi e sospetti nella gente. Intanto, a giorni si dovrebbero conoscere anche gli esiti dei campionamenti fatti dall’Arpab.

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