Martedì 19 Marzo 2019 | 03:12

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Esplode un fucile di scena due morti a Potenza, 5 i feriti Bambino in rianimazione

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POTENZA – Un errore nella quantità di polvere utilizzata o nella manovra di caricamento, oppure un cattivo funzionamento del meccanismo di sparo: fra queste ipotesi una perizia spiegherà la causa dell’esplosione di un fucile di scena che, ieri sera, in contrada "Dragonara", a Potenza, ha trasformato una serata estiva di festa in un dramma, con due morti, cinque feriti e tanta paura fra decine di persone.

"La notte dei briganti" – il titolo della rievocazione storica sul brigantaggio messa in scena nella contrada – è finita circa un’ora dopo l’inizio con la morte di Agostino Tarullo e Donato Gianfredi, di 55 e 56 anni: due figuranti che impersonavano soldati piemontesi. Facevano parte di un plotone di sei, chiamati a far rivivere la fucilazione di una brigantessa. Ma il fucile imbracciato da Tarullo è esploso, uccidendolo all’istante. L’uomo, noto per essere un protagonista della "sfilata dei turchi" – tradizionale appuntamento potentino di fine maggio – era considerato molto esperto anche proprio nell’uso di antichi fucili. Vicino a lui era Gianfredi: gravissime lesioni alla testa, è morto in sala operatoria. Ad un altro figurante, di 30 anni, è stato amputato l’avambraccio sinistro. Fra gli spettatori, un bambino di cinque anni è in rianimazione, una donna ha avuto un braccio fratturato, altre due persone lievi escoriazioni. Per Potenza è stato uno shock fortissimo: il sindaco, Dario De Luca, oggi ha visitato i feriti e ha annunciato il lutto cittadino per il giorno dei funerali.

Ma cosa è successo? Il quadro per la Polizia è già abbastanza definito: sull'esplosione del fucile di Tarullo non vi sono dubbi. Ma è la causa che deve essere chiarita, attraverso una perizia che sarà disposta dal pm, Valentina Santoro. Durante la rievocazione, quei fucili – tante volte usati in altre rappresentazioni di fatti storici – avevano già sparato. I figuranti poggiano il fucile a terra, lo caricano con la polvere spinta da una bacchetta e poi prendono la mira: un botto, una fiammata, del fumo e la finzione è perfetta. Ieri sera, però, al momento della finta fucilazione della brigantessa, il botto è stato molto forte, più del normale secondo alcuni testimoni: è un particolare che potrebbe nascondere la chiave per capire ciò che è successo. Infatti, gli altri due fucili di scena vicini alle vittime sono stati rimossi per precauzione dagli artificieri dei Carabinieri: finiranno davanti al perito che esaminerà il fucile di Tarullo, per fare forse utili confronti. Gli altri tre fucili del finto plotone di esecuzione sono semplici imitazioni di vecchi moschetti: nient'altro che pezzi di legno.

Al momento dell’esplosione, la scena si svolgeva in una piazzetta: i sei del plotone di esecuzione avevano alle spalle e su un lato decine di spettatori (molti erano rimasti fuori, dove si era svolta la scena precedente, una razzia fatta dai briganti che aveva provocato l’intervento dell’esercito). Fra di loro vi era il bambino colpito da una scheggia di ferro al torace e la donna che ha avuto una frattura al braccio. Ma tanti altri sono stati colpiti da piccole schegge di ferro o del legno del calcio del fucile e quando gli agenti della mobile e della polizia scientifica hanno isolato e perlustrato la zona sono state trovate molte macchie di sangue in diversi punti. Il segno di una tragedia, di una strage – è il caso forse di dire –  sfiorata.

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