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GIOVANNI RIVELLI
POTENZA -Potrebbero partire con l’autunno le convocazioni da parte dell’autorità giudiziaria di tecnici impegnati nella redazione di diversi pezzi del Piano Strutturale Intercomunale finanziato dal Programma Operativo Val d’Agri, quello finanziato con parte delle royalty del petrolio. Le indagini avviate per capire come mai a fronte di tanta programmazione non si sia provveduto a realizzare nulla o quasi nulla, sono già andate avanti sul fronte amministrativo e documentale e, ora, si attende che i Pm del pool reati contro la pubblica amministrazione decidano come andare avanti nei lavori.

I magistrati hanno già sentito i due dirigenti regionali che si sono occupati della materia, Franco Pesce che ha retto il Programma Operativo Val d’Agri fino ad un anno fa, e Liliana Santoro che vi è succeduta. Ovviamente secretati i verbali di interrogatorio, ma le domande, come facile intuire, sono state tutte tese a capire come e perchè si è deciso di dare vita a tutta quella progettazione, su che base sono state scelte le strutture di progettazione, quali erano i possibili sbocchi di realizzazione, come dovevano essere finanziati, quali certezze c’erano in proposito e per quale motivo attualmente ci si trova con più carta che cemento e asfalto.

Perchè di carta ce n’è tanta. E anche su questo gli inquirenti avrebbero già lavorato. Sarebbero state acquisite progettazioni fatte da singoli e da istituzioni nell’ambito del piano strutturale intercomunale. Materiale che si affiancherebbe a quello che ha fatto partire l’indagine. A quanto si è saputo, infatti, il fascicolo di procura sarebbe nato già da una «notizia» emersa nel corso di un altro procedimento giudiziario nel corso delle cui indagini sarebbero emersi dubbi sulla gestione del «Psi».

Uno strumento tecnico, il «Psi» attivo oramai da 5 anni (i protocolli d’intesa Regione-Comune risalgono a ottobre 2010) proprio per superare le difficoltà di programmazione spe cialmente dei comuni con meno di 5mila abitanti, e dal quale era lecito attendersi uno «scatto in avanti», in termini di programmazione e corretto uso delle risorse per dotare la valle dell’Agri di una serie di opere infrastruttuali che potessero essere al servizio di tutta la valle o, almeno, di una pluralità di piccoli comuni del la zona. Uno studio di riassetto urbanistico-territoriale dell’area, insomma, che ha visto lavorare allo stesso piano non solo i 22 comuni della zona, ma anche la Regione, la Provincia di Potenza e l’Ente Parco Nazionale dell’Appennino lucano su temi che vanno dai valori paesistici, alla protezione della natura, alla tutela dell’ambiente, delle acque e delle bellezze naturali.

Un’opera importante che, però, non sarebbe ancora uscita dalla fase di progettazione, coinvolgendo decine di persone in un circuito che ora la Procura sta cercando di ricostruire e che potrebbe portare anche alla necessità di sentire i diretti interessati tanto sulle attività svolte che sui «contatti» che ne sono stati alla base.

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