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MASSIMO BRANCATI
SASSO DI CASTALDA - Sono una cinquantina in un paese che conta poco meno di 850 anime. Tanti, troppi in rapporto alla popolazione residente. Quello che è accaduto ieri rinvigorisce le preoccupazioni del sindaco di Sasso di Castalda, Rocco Perrone, che se prima sussurrava i suoi timori oggi li grida e li traduce in atti formali, chiedendo che vadano via tutti. Gli immigrati ospiti in una struttura del paese, tutti provvisti di permesso di soggiorno, hanno inscenato una protesta per contestare i tempi lunghi relativi alla concessione di documenti che consentirebbero loro di riprendere il viaggio verso altre mete. Nessuno ha intenzione di fermarsi in Basilicata, ma senza quelle «carte» sono bloccati, «prigionieri», confinati. Qualcuno ha dato fuoco a materassi e suppellettili bloccando il traffico e creando apprensione tra i residenti.

La situazione ha rischiato seriamente di degenerare se non fosse stato per l’intervento di dirigenti dell’ufficio immigrazione della questura di Potenza che hanno riportato la calma, spiegando che contro i tempi tecnici e burocratici c’è ben poco da fare. Tutta la questione ha un sottobosco di complessità di fronte al quale non resta che pazientare. L’allarme è rientrato, ma il retrogusto amaro è rimasto nel sindaco Perrone che coglie la palla al balzo per riproporre il problema: «C’è una sproporzione di numeri tra gli ospiti e i residenti, uno ogni dieci abitanti. Credo che sia un rapporto non riscontrabile altrove. Ho segnalato questo eccesso anche se nella popolazione c’è sempre stata serenità. Era più una preoccupazione mia e dell’intera amministrazione - aggiunge Perrone - in relazione a possibili problemi di ordine pubblico, visto che in paese non ci sono presìdi delle forze dell’ordine. Quello che hanno messo in atto ieri gli immigrati è un gesto di esasperazione verso la gestione amministrativa delle loro situazioni, tra permessi di soggiorno e quant’altro. Ingenuamente hanno pensato di inscenare questa cosa, bloccando il traffico e spaventando la popolazione che non si aspettava tale reazione».Alla luce di quanto accaduto e, soprattutto, di quanto sarebbe potuto accadere se la tensione non fosse rientrata, il sindaco non usa giri di parole: Sasso di Castalda non è in grado di ospitare extracomunitari. «Potrebbero insorgere - tuona Perrone - ulteriori incomprensioni con il coinvolgimento anche di cittadini del posto. Non posso rischiare una cosa del genere. Per la tranquillità di tutti credo che debbano andare via».

Posizione che potrebbe calamitare qualche critica, soprattutto da parte di chi la traduce in razzismo. A difesa di Perrone si schiera Giuseppe Potenza (Dc Libertas) secondo cui «non si può non riconoscere le più che legittime esigenze del sindaco di Sasso di garantire la serenità della comunità locale e la valutazione rispetto ad un numero di immigrati trasferiti a Sasso decisamente sproporzionato rispetto alla situazione demografica del paese. Solo chi intende speculare - dice Potenza - può leggere ed interpretare questo atteggiamento in rifiuto di ospitalità per immigrati sino a sfociare in razzismo».

Sul caso di Sasso di Castalda, che fa seguito ad analoghe vicende avvenute a Latronico e Pisticci, intervengono anche i parlamentari lucani di Sel, l’on. Antonio Placido e il sen. Giovanni Barozzino e la segretaria regionale del partito, Maria Murante: «Purtroppo siamo stati facili profeti di sventura. Il modello di accoglienza che la Basilicata potrebbe e dovrebbe intraprendere dovrà privilegiare l'accoglienza diffusa, la sola in grado di evitare esclusione e resistenza sociale. È urgente - aggiungono gli esponenti di Sel - che gli attori istituzionali assumano questa vicenda senza indugi coinvolgendo in questo percorso tutti gli attori istituzionali e il terzo settore, valorizzando le esperienze positive sin qui maturate. Altrimenti fenomeni come quello a cui abbiamo assistito ieri aumenteranno».

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