Martedì 19 Marzo 2019 | 18:38

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«Basilicata e petrolio» Trivelle verso Palazzo dal Tar c'è il via libera

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di GIOVANNI RIVELLI

POTENZA - L’ombra delle trivelle si allunga sul territorio dell’Alto Bradano. La compagnia statunitense AleAnna Resources LLC ha ottenuto dal Tar l’annullamento della delibera di giunta 682 del 7 giugno 2013, con la quale la Regione Basilicata negò l’intesa al Ministero dello Sviluppo economico sul rilascio del permesso di ricerca di idrocarburi, denominato «Palazzo San Gervasio». Siamo in un periodo in cui l’in - tesa era vincolante e non sostituibile da parte di altri poteri dello Stato (ossia prima del decreto Sblocca Italia) e, sebbene formalmente la compagnia statunitense abbia presentato ricorso anche contro il ministero, quest’ultimo è stato palesemente favorevole al rilascio, al punto da sostenere in giudizio «che la Regione aveva violato il principio di leale collaborazione».

A marzo del 2006 la Aleanna Resources aveva presentato al ministero la richiesta di rilascio del permesso di ricerca in quest’a re a ed era partito l’iter. Nel tempo al procedimento si erano accodati tutti i pareri, favorevoli sia pure con prescrizioni. Dapprima c’era la valutazione positiva del Comitato Tecnico per gli Idrocarburi e la Geotermia (nel 2007), poi, nel 2010 arrivava l’ok del Soprintendente per i Beni Archeologici della Basilicata con l’obbligo «a farsi carico degli oneri relativi ad eventuali indagini archeologiche preliminari e/o estensive che dovessero essere ritenute necessarie».
A marzo 2011 toccava all’ufficio compatibilità ambientale escludendo però l’impiego di esplosivi e le attività in aree naturali protette, le aree a rischio idrogeologico molto elevato ed elevato ed a rischio di inondazione, le aree fluviali, le aree agricole interessate dalla coltivazione di vigneti, i centri urbani e le aree sottoposte a vincolo archeologico stabilendo per ogni tipologia del territorio delle aree di rispetto. Infine, sempre nel 2001 ma a maggio, arrivava il disco verde dalla Soprintendenza per i Beni Paesaggistici della Basilicata, escludendo soltanto le aree sottoposte ai vincoli.

La Giunta regionale, tuttavia, negava l’intesa, proprio facendo riferimento alle aree di pregio naturalistiche, paesaggistiche, storiche, enologiche e archeologiche presenti nell’area, al fatto che i titoli minerari già concessi occupassero più della metà del territorio regionale, determinando l’impossibilità di una programmazione equilibrata che valorizzasse tutte le risorse del territorio, all’interno della quale a valorizzazione e la protezione dell’ambiente costituivano «obiettivi primari».
Per la Regione, inoltre, il permesso era in contrasto con l’indicazione della diversificazioni delle fonti energetiche data dal Pieano Energetico Regionale, e andavano considerate le contrarietà espresse da comitati e cittadini».
Motivazioni tutte, per l’Aleanna, che erano state oggetto delle altre fasi di valutazione (anche perchè in parte di altrui competenza) e superate anche con tutte le prescrizione contenute nei vari via libera e anche «perché con la riduzione della produzione di idrocarburi la Regione avrebbe rinunciato alla consistente fonte di entrata fiscale derivante dal valore del 7% della quantità di produzione annuale di idrocarburi liquidi e gassosi».

Tesi che hanno convinto i giudici del Tar che hanno anche osservato come la Aleanna abbia dimostrato l’infondatezza di quanto sostenuto dalla Regione sul fatto che più del 50% del territorio era interessato da titoli minerari («i permessi di ricerca autorizzati scadevano tutti il 31.10.2016 e riguardavano solo il 5,34% del territorio regionale ed anche che le concessioni di coltivazione rilasciate scadevano tutte il 31.7.2023 ed interessavano il 16,98%») e che «la controversia in esame attiene per il momento alla fase dei rilievi geologici e geofisici, che viene eseguita per alcune settimane su poche migliaia di mq. per volta. Pertanto, solo se i risultati di queste indagini risultano positivi e si presuppone l’esistenza di idrocarburi, si accede alla fase eventuale della perforazione del pozzo petrolifero, la quale comunque interessa una piccola porzione di territorio». Lo stop, insomma, è annullato. Le trivelle avanzano.

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