Giovedì 21 Febbraio 2019 | 17:07

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A Brindisi di Montagna «Quell’acqua è contaminata» Il sindaco chiude la sorgente

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di PINO PERCIANTE

BRINDISI DI MONTAGNA - Il sindaco di Brindisi di Montagna, Nicola Allegretti, chiude la sorgente del Casone per contaminazione da bario e coliformi totali. La vicenda è balzata agli onori della cronaca domenica scorsa, dopo l’articolo della Gazzetta che riportava la denuncia del locale comitato No triv. Nell’acqua della sorgente «Plarc ru Casone», a pochi passi dalla foresta della Grancia, cuore turistico e culturale della zona, sono stati trovati il bario e anche il boro.

E così ieri mattina il primo cittadino ha deciso di vietare (come riferisce lui stesso alla Gazzetta) l’utilizzo dell’acqua sia per abbeverare gli animali sia per le abitazioni, facendo apporre un cartello vicino alla sorgente. Una quindicina di famiglie dovranno rifornirsi chissà per quanto dalle autobotti, mentre qualcuno teme di avere concentrazioni di bario nell’organismo. Bario e boro: nomi dal suono greco, metalli preziosi quanto tossici, sono rispettivamente al numero 56 e al numero 5 nella tavola degli elementi.

Da quanto tempo galleggiavano nell’acqua della sorgente del Casone? Quanto ne hanno bevuto gli abitanti del posto? Brindisi di Montagna quattro giorni fa: il comitato No triv, durante un incontro con la popolazione, diffonde i risultati delle analisi commissionate ad un laboratorio specializzato. Oltre al bario e al boro ci sono anche tracce di piombo e rame. Ma ciò che più allarma è la presenza di bario e boro. Come ci sono finiti lì questi metalli pesanti?

La spiegazione per quanto riguarda il comitato No triv potrebbe essere legata alle precedenti attività di ricerca petrolifera. La contaminazione esisterebbe, quindi, già da alcuni anni: «Che ci fosse il bario era noto – spiega Allegretti – ma non fino a questo punto. La sorgente si trova a quasi due chilometri di distanza dall’area di Monte Grosso. Sono preoccupato perché l’inquinamento sembrerebbe più vasto di quanto si potesse pensare». Il sindaco si spinge a dire di «sversamenti di fanghi non meglio precisati» che sarebbero avvenuti in passato nella zona.

Nelle analisi commissionate dal movimento No triv (i campioni di acqua sono stati prelevati dal tenente Giuseppe di Bello) si legge che si sono raggiunti picchi di bario di 126 milligrammi per ogni litro di acqua e di 101 per il boro. «Dati eclatanti e preoccupanti», li definisce Allegretti. Ora si aspettano le analisi dell’Arpab. «Poi trasmetterò il tutto alla Procura della Repubblica», conclude Allegretti. Il pentolone di Monte Grosso è ormai scoperchiato e richiuderlo non sarà facile né per la magistratura né per i cittadini.

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