Mercoledì 20 Marzo 2019 | 18:08

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La «lucanità» sulle tavole di sette Paesi all’Expo

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di ALESSANDRO BOCCIA

VIGGIANELLO - Nasce chef e diventa organizzatore e manager del cibo, tra i più importanti d’Italia. Piero Sassone, originario di Viggianello, è uno dei protagonisti di Expo Milano 2015 dove sta curando, in qualità di presidente dell’Italian Culinary Institute for Foreigners (Icif), la gestione delle aree food and beverage di ben sette Paesi: Angola, Argentina, Bahrein, Colombia, Israele, Messico e Olanda. Ha un ristorante a Saluzzo, nel Cuneese, «Le quattro stagioni d’Italia», e il suo Icif rappresenta una delle punte di diamante della formazione enogastronomica italiana.

È lì che si formano chef da ogni parte del mondo. L’istituto ha il quartier generale al Castello di Costigliole d’Asti, tra le Langhe e il Monferrato, con sedi a Shanghai e in Brasile e uffici di rappresentanza in 24 Paesi nel mondo; collabora con 126 ristoranti stellati in Italia. Piero Sassone ha anche gestito la ristorazione del Padiglione Italia alle Expo di Aichi 2005 (Giappone), Saragozza 2008 (Spagna), Shanghai 2010 (Cina), Yeosu 2012 (Corea del Sud).

Insomma, un ruolo da protagonista il suo alla kermesse milanese?

«Sono orgoglioso di fornire il mio contributo per affermare l’eccellenza del nostro Paese. Questa è la filosofia con cui opero all’Expo, ma nello stesso tempo della mia attività nel settore della ristorazione. Mi sento protagonista non tanto personalmente, ma come parte di quel sistema che si può fregiare del marchio Made in Italy: un marchio che non conosce crisi».

Da anni è considerato l’ambasciatore della cucina italiana nel mondo. Come si sente in questo ruolo?

«Bene, in particolare come presidente Icif. Da noi italiani e stranieri acquisiscono una specializzazione professionale sulla cucina regionale italiana, creando i presupposti per affermarsi nel mondo. Accanto alla formazione, Icif cura la promozione dei prodotti italiani nel mondo, insieme a chef e imprenditori. Icif è il catalizzatore di energie per conquistare nuove fette di mercato. Un gioco di squadra positivo per tutti».

Quanto viene apprezzata la cucina italiana all’estero?

«Molto. Quando si parla di cucina italiana non ci si riferisce solo ai piatti in sé, ma anche alla professionalità dei nostri chef: la capacità di declinare, valorizzare e rispettare i sapori. La cucina italiana è identificata con la dieta mediterranea, sinonimo di gusto e salute. Come uomo del Sud mi piace sottolineare l’apporto del Meridione con i suoi prodotti: olio extravergine, pomodoro, agrumi, mozzarella di bufala e spezie. L’Icif opera in prima linea contro l’Italian sounding, la contraffazione dei prodotti agroalimentari italiani all’estero, difendendo i consumatori da adulterazioni e diffondendone la conoscenza e l’applicazione presso gli chef e i ristoratori di tutto il mondo».

Tornando all’Expo, secondo lei quale sarà il giovamento per l’Italia?

«È un’occasione per rilanciare la nostra economia, affermare in modo ancora più incisivo il marchio del Made in Italy. È un compito che riguarda tutti: imprenditori, istituzioni, operatori dell’informazione e della cultura».

Qual è il suo rapporto con la Basilicata?

«Sono molto legato, lì vive ancora mia mamma. È una regione che dimostra di sapere guardare al futuro nel pieno rispetto del suo passato. La nomina di Matera, a capitale europea della cultura per il 2019 va in questa direzione, con sicure ricadute sull’economia del territorio. Mi auguro che sia aperta all’imprenditorialità dei suoi figli, di chi come me opera in tutto il mondo, portando dentro di sé i valori della nostra terra».

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