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Melfi, in cerca di casa «Mi dicono no perché ho un figlio autistico»

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di Antonio Massaro

MELFI - Non trova nessuno disposto ad affittarle una casa, perchè ha un figlio (oggi il ragazzo ha 30 anni) colpito dall'età di 5, da una forma di autismo. Una brutta storia fatta di pregiudizi ed emarginazione.«Ci trattano come appestati» - dice in maniera sconsolata alla Gazzetta, la signora Luisa Locuratolo - insegnante in pensione. Vive a Melfi in viale d'Annunzio, una zona nei pressi della stazione ferroviaria della città normanna, in un'abitazione di proprietà.

Ma allora perchè la signora cerca una casa in affitto? «E' presto detto -risponde la docente in pensione - l'immobile, ex casa popolare, è mio, si tratta di un secondo piano rialzato con 54 gradini da affrontare che per la sottoscritta a causa di problemi motori rappresentano un peso enorme, se a questo aggiungiamo le difficoltà di mio figlio che alla nota patologia di cui è affetto abbina anche noie alla vista».

«Il quadro è complesso - aggiunge la signora - è questo il motivo per cui vado in giro a chiedere una casa in affitto, magari un pian terreno. In tutto questo non chiedo la pietà di nessuno nè beneficenza, voglio pagare quanto è dovuto. Ma la risposta che ricevo è quasi sempre la stessa: Ma con lei viene ad abitare anche suo figlio?. Da qui deduco che il problema è il mio ragazzo, è un qualcosa di mortificante. Mio figlio è seguito anche da una cooperativa di Venosa per l'assistenza domiciliare. Per lui spendo parecchi soldi. Il ragazzo non ha mai fatto male a nessuno, ha pure studiato fino al quinto liceo, in passato ha avuto solo qualche forma di autolesionismo che siamo comunque riusciti a superare».

E ancora «nella mia carriera scolastica ho insegnato in Puglia, Barletta Minervino, Spinazzola, anche Acerenza, mi vanto di essere lucana, mia madre era di Pisticci, da 22 anni vivo a Melfi, ho un buon rapporto con gli amministratori, ma a loro non ho chiesto niente per risolvere il mio problema. Per i troppi rifiuti subiti ho pure pensato di cambiare città, ma non penso che in questo modo si migliorare la situazione. Da qui la mia denuncia e il mio appello attraverso la Gazzetta. Non chiedo l'elemosina, ma non voglio sentirmi rifiutata. Possiedo la mia dignità voglio solo comprensione».

«E con tutti questi no che ricevo - conclude l'ex docente - con tutti i disagi che affronto nella mia casa, devo dire per fortuna che possiedo questa abitazione, altrimenti saremmo andati a dormire sotto i ponti».

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