Martedì 19 Marzo 2019 | 18:47

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Basilicata, da restituire a 24mila pensionati i soldi tolti dalla Fornero

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POTENZA - Sono circa 24mila i pensionati lucani «toccati» dalla recente sentenza della Corte Costituzionale che dichiara illegittimo il blocco dell’adeguamento all’inflazione di oltre 5 milioni di pensioni sopra i 1.500 euro lordi nel biennio 2012-2013. È una vera e propria bomba quella sganciata dalla Consulta che rischia di creare un «buco» da 5 miliardi nei conti pubblici. Nel 2011 all’interno del decreto Salva Italia, lo ricordiamo, il governo Monti inserì una misura che riguardava le pensioni di importo mensile superiore a tre volte il trattamento minimo Inps: per il biennio 2012-2013 era sospeso il meccanismo che adegua l’assegno pensionistico al costo della vita.

Il dato sui 24mila pensionati lucani emerge da un dossier della Uil pensionati di Basilicata che fa riferimento al «Rapporto sulle dichiarazioni dei redditi» messo a punto dalla stessa organizzazione sindacale dopo aver elaborato informazioni del Ministero dell’Economia sulle dichiarazioni dei redditi per l’anno 2013 (dichiarazioni 2012), nei 131 Comuni della Basilicata.

I redditi medi dichiarati dai 373 mila contribuenti residenti in Basilicata – secondo il rapporto Uil - corrispondono a 14.720 euro, inferiore di 21 punti percentuali rispetto alla media nazionale (18.604 euro). Nello specifico, in Basilicata, i lavoratori e lavoratrici dipendenti dichiarano un reddito medio di 16.256 euro (20.282 euro la media nazionale); i pensionati un reddito medio di 12.667 euro (15.783 euro la media nazionale); i liberi professionisti (avvocati, medici, farmacisti, commercialisti, notai ecc), dichiarano un reddito medio di 25.340 euro (36.081 euro la media nazionale); gli imprenditori, commercianti, artigiani dichiarano un reddito medio di 13.321 euro (17.453 euro la media nazionale); coloro che vivono con redditi provenienti da rendite finanziarie e immobiliari (rentier), dichiarano un reddito medio di 11.610 euro (15.846 euro la media nazionale).

I pensionati con assegni più dignitosi e, quindi, gli interessati alla sentenza della Cassazione, risiedono per lo più a Potenza dove gli oltre 16 mila contribuenti con reddito da pensione dichiarano mediamente 18.239 euro; a Matera 17.628 euro; a Lagonegro 15.629 euro; a Maratea 14.972 euro; a Policoro 14.290 euro. La Consulta – commenta Vincenzo Tortorelli, segretario regionale della Uil pensionati - ha sancito, come da sempre sostenuto dalla Uil e dalla Uil pensionati, l’incostituzionalità del blocco della perequazione delle pensioni sopra tre volte il minimo, introdotto dalla Legge Monti/Fornero del 2011. È una sentenza che finalmente fa giustizia. Adesso il Governo Renzi restituisca il maltolto a milioni di pensionati, tenuto conto della perdita media pro-capite di 1.779 euro negli ultimi quattro anni. Chiediamo che i pensionati siano rimborsati in tempi celeri, così come avvenuto dopo l'altra sentenza relativa al prelievo di solidarietà sulle pensioni d'oro.

Non sottovalutiamo le esigenze di bilancio dello Stato, affiancate però al dovere di solidarietà, che - scrivono i giudici della Corte Costituzionale nella sentenza 70 del 30 aprile scorso - hanno fornito una giustificazione ragionevole alla soppressione della rivalutazione automatica annuale per i trattamenti di importo otto volte superiore al trattamento minimo Inps. Quel blocco, a differenza dell'altro Monti-Fornero, fu valutato come legittimo, perché non violava i principi di uguaglianza, solidarietà, proporzionalità e adeguatezza (cioè gli articoli 2,3, 36 e 38 della Costituzione). E dunque proteggeva gli assegni medio-bassi, colpendo quelli alti. Quanto alle condizioni di vita dei pensionati della nostra regione i dati del rapporto, conclude Vincenzo Tortorelli, mettono in evidenza il lento declino della nostra Regione rientrata drammaticamente nei territori meno sviluppati, e, mettono ancor più in evidenza come vi sia un tema che riguarda soprattutto, ma non solo, i redditi da pensione. È necessario mettere fine a questa deriva che sta spingendo centinaia di migliaia di persone che vivono con una pensione che un tempo era anche «decente», ai limiti della soglia di povertà.

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