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di Antonella Inciso

POTENZA - La corsa contro il tempo per evitare lo scioglimento del Consiglio comunale di Potenza è legata ad un decreto che il Governo Renzi potrebbe firmare entro il 29 aprile. Ma è una speranza flebile. I consiglieri comunali del capoluogo, però, ci contano. Tanto da aver rinviato di qualche giorno la decisione di dimissioni di massa presa, solo qualche ora prima, per dare un segnale di dissenso al Partito democratico.

La giornata di ieri, infatti, dopo la comunicazione ufficiale del governatore al sindaco ed al presidente del Consiglio comunale del no della Regione ai fondi, è stata contrassegnata da incontri, riunioni e telefonate più o meno informali, tra Roma e Potenza proprio per evitare in zona Cesarini lo scioglimento dell’assise comunale. Ma oltre a qualche rassicurazione di circostanza nulla di più è emerso. Certo, il Pd e la sua truppa parlamentare continuano a lavorare all’idea di un raddoppio dei tempi per la restituzione dei soldi da parte dei comuni che hanno sforato il Patto di stabilità (da 2 a 4 anni), stretti anche dalle pressioni dei consiglieri comunali. Al momento, però, di concreto non c’è nulla. E lui, il sindaco Dario De Luca, ne sembra ben consapevole. Come della possibilità di tornare presto alla sua vita di semplice cittadino. di professionista e padre di famiglia. Perchè questa intricata vicenda ha convinto Dario De Luca a non ricandidarsi. «Non ho intenzione di ricandidarmi» dice secco il sindaco. Nonostante il ritorno alle urne non può avvenire prima del maggio 2016, l’ingegnere prestato alla politica con quel mondo ha deciso di chiudere. «Voglio mantenere la distanza dai partiti- evidenzia - Il sistema partitico non è più in grado di rispondere ai bisogni dei cittadini». Delusione? Amarezza? Forse. «Quello dei partiti è un mondo che non mi appartiene» spiega. Eppure è risultato uno dei sindaci più amati d’Italia, uno dei pochi a vedere crescere il consenso più che perderlo. Questa, però, non sembra ora una molla sufficiente. «Ringrazio i potentini per la fiducia. Spero di averla meritata per l’impegno profuso, per aver portato la nave in acque più tranquille. Ringrazio del risultato del Sole24 ore» ripete, con un certo orgoglio.

La fiducia, però, da sola non basta. E Dario De Luca lo conferma. Il suo «addio» alla vita amministrativa, benchè prematuro, sembra definitivo. Come la voglia di rispondere, ora a passaggi consumati, alle accuse più o meno velate di essere un uomo del Partito democratico e del Centrosinistra. O quanto meno di volerlo diventare. «Non potrei mai essere un uomo del Pd, quel partito non mi appartiene» taglia corto. Non senza essersi levato, però, qualche sassolino dalla scarpa. Sul dissesto («26 milioni di euro di disavanzo sono un’enormità»); sulle assunzioni («nel giro di pochi anni gli addetti delle ditte di pulizie sarebbero passati da 48 a 107 e nel Cotrab sono stati 50 in più»); sui rifiuti eterna emergenza della città («ritardi gravi vi sono da parte della programmazione regionale»). Poche frasi che racchiudono il suo pensiero. Quello di un professionista che dal primo giorno ha ribadito di voler vivere questa esperienza «sempre con le valige pronte ad andarsene». Quelle che ora rischia davvero di fare.

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