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di GIOVANNA LAGUARDIA
POTENZA - Un business che vale tra un miliardo e due e un miliardo e seicentomila euro: questo il valore economico minimo stimabile del lavoro nero in Basilicata. Il valore calcolato dell’evasione fiscale è compreso tra 0,399 e 0,490 miliardi di euro, mentre il valore dell’evasione contributiva ed assicurativa è stimato in una forbice compresa tra 0,212 e 0,28 miliardi di euro. Sono i dati emersi dal Rapporto sul lavoro nero 2015
Lavoro nero in Basilicata «irregolari» sono 50mila
di Giovanna Laguardia

POTENZA - Un business che vale tra un miliardo e due e un miliardo e seicentomila euro: questo il valore economico minimo stimabile del lavoro nero in Basilicata. Il valore calcolato dell’evasione fiscale è compreso tra 0,399 e 0,490 miliardi di euro, mentre il valore dell’evasione contributiva ed assicurativa è stimato in una forbice compresa tra 0,212 e 0,28 miliardi di euro. Sono i dati emersi dal Rapporto sul lavoro nero 2015, presentato ieri mattina a Potenza nel corso di una conferenza stampa, dal segretario lucano della Fillea-Cgil, Vincenzo Iacovino, e dalle componenti della segreteria della Cgil, Anna Russelli e Giuliana Scarano.

«Il lavoro nero - ha detto Russelli - è un fenomeno che colpisce in maniera particolare le fasce deboli, giovani, donne e over 50 e con il perdurare della crisi la “tentazione” di entrare nel sommerso, soprattutto per le piccole imprese, si fa sempre più forte. Per questo ormai non si può più rinviare l’approvazione di una legge specifica, che peraltro già esiste in Basilicata ed è una buona legge».

Per il 2013, in Basilicata, il tasso di irregolarità (percentuale dei lavoratori irregolari sul totale dei lavoratori), è stato del 23,5 per cento, più alto rispetto alla media del Mezzogiorno del 19,7%. Andando a guardare nello specifico dei vari settori, il tasso di irregolarità in agricoltura si è attestato sul 19,50 per cento (media del Sud 24,10), nell’artigianato 30,80% (contro il 17,50%), nelle costruzioni 19,40 (su 19,20 e nei servizi 21,60 (contro 19,90). I settori dove l’irregolarità si concentra maggiormente, dunque, risultano essere i servizi (in particolare turismo e ristorazione) e industria e artigianato, dove si arriva quasi al doppio della media del Mezzogiorno. «Questo perché - ha spiegato Iacovino - il tessuto produttivo dell’artigianato e dell’impresa è quasi esclusivamente composto da piccole e piccolissime imprese che sono state ricacciate indietro nel sommerso dalla crisi».

La Cgil ha stimato che nel 2014 l’esercito dei lavoratori irregolari ha raccolto nelle sue file 49550 persone (nel 2011 erano 49900), che corrispondono a 52300 «persone teoriche», di cui 4400 in agricoltura (5900 nel 2011), 17550 nell’industria e artigianato (17200 nel 2011), 4970 nelle costruzioni (5500 nel 2011) e 25380 nei servizi (24400 nel 2011).

In Italia, più in generale, il valore economico del «sommerso» arriverebbe a «picchi» medi di 416 milioni di euro, rispetto ai 256 della Germania e ai 302 della Francia. Il valore dell’evasione fiscale sarebbe rispettivamente di 170, 119 e 123 miliardi di euro, mentre quello dell’evasione contributiva di 110, 59 e 70.

«Da un lato - ha commentato Iacovino - abbiamo il dramma degli ammortizzatori sociali e delle pensioni, dall’altro l’evasione che cresce sempre di più. E non dimentichiamo che lavoro nero significa anche illegalità. Per questo siamo convinti che anche le rappresentanze datoriali più sane dovrebbero combattere assieme a noi la battaglia per la emersione, perché le aziende che si servono di manodopera in nero fanno concorrenza sleale alle aziende sane. Purtroppo, a nostro avviso, il governo sta andando esattamente nella direzione opposta, come è accaduto nel settore delle costruzioni con lo svilimento del durc, il documento unico di regolarità contributiva, che garantiva il rispetto della legalità negli appalti e che ora, nei fatti, è stato smaterializzato. Questo non farà altro che contribuire a far aumentare il lavoro nero e i costi peseranno sulle spalle della collettività, così come accadrà anche per i costi del Jobs Act».

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