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Il Catasto rifiuti inconsultabile l'addetto è... «in fuga»

di MAURIZIO BOLOGNETTI *
POTENZA - Il carteggio intercorso tra me e l’Arpa lucana, avente per oggetto la gestione del cosiddetto «Catasto rifiuti», fa capire perché il rapporto Ispra sui rifiuti speciali e pericolosi venga pubblicato ogni 4-5 anni anziché con cadenza annuale. L’impiegato che lo gestiva è passato ad altro ufficio con password e documenti e che la cosa viene appurata solo dopo due mesi a seguito di una richiesta di accesso agli atti
Il Catasto rifiuti inconsultabile l'addetto è... «in fuga»
di MAURIZIO BOLOGNETTI *

POTENZA - Arpab, ultima frontiera. Questi sono i viaggi di un cittadino lucano alla ricerca di nuove forme di vita e di legalità all’interno degli uffici pubblici lucani. Ecco, potrei iniziare il mio racconto, dedicato all’enne - sima vicenda che ha per protagonista la nostra Agenzia per l’ambiente, parafrasando il capitano Picard della nave interstellare Enterprise. Peccato che a noi altri non tocchino affascinanti viaggi nello spazio, ma kafkiane vicende che svelano il volto di una P.A. allo sbando e che continua a non onorare come dovrebbe leggi e convenzioni che tutelano il diritto alla conoscenza dei cittadini di questo Paese.

Il carteggio intercorso tra me e l’Arpa lucana, avente per oggetto la gestione del cosiddetto «Catasto rifiuti», fa capire perché il rapporto Ispra sui rifiuti speciali e pericolosi venga pubblicato ogni 4-5 anni anziché con cadenza annuale. Il «catasto rifiuti» è stato istituito dall’art. 3 della legge 397/1988; in base a quanto chiarito dall’art.189 del Codice dell’Ambiente, esso è articolato in una sezione nazionale, gestita da Ispra, e in sezioni regionali istituite presso le Arpa. Il Catasto, sempre in base a quanto è dato leggere nel dispositivo del sopra citato art. 189, dovrebbe assicurare un quadro conoscitivo completo e costantemente aggiornato sui rifiuti prodotti nel nostro Paese.

Come detto «dovrebbe», ma come apparirà chiaro dalla storia che mi accingo a raccontare i Catasti regionali sono tutt’altro che costantemente aggiornati e ben lungi dell’offrire un quadro conoscitivo completo. Nella nostra Basilicata, per esempio, può succedere che l’impiegato che gestiva il Catasto «scappi» con password e documenti di rilevante interesse pubblico e che la cosa venga appurata solo dopo due mesi a seguito di una richiesta di accesso agli atti finalizzata a poter acquisire informazioni sui rifiuti speciali e pericolosi prodotti da Eni Spa. No, non è la sceneggiatura del solito B movie natalizio, ma quanto emerge dalla surreale risposta che il direttore di Arpa Basilicata ha messo nero su bianco per corrispondere a una mia formale richiesta inoltrata nel novembre del 2014 (sigh!!!).

Scrive infatti il dottor Schiassi in una missiva datata 30 gennaio 2015: «Si è appreso solo recentemente di modifiche operate agli assetti organizzativi[…] che hanno determinato in via di fatto un passaggio di competenze tra uffici, in uno con il comando del dipendete delegato alla materia di cui trattasi presso altri uffici regionali». Insomma, tradotto dal burocratese, chi gestiva il Catasto si è fatto trasferire. Ma il bello, il surreale, l’aspetto esilarante di tutta questa vicenda lo apprendiamo da un altro punto della stessa missiva nella quale il Direttore scrive: «È stato individuato il dipendente referente dell’attività di cui trattasi, per altro transitato in comando presso altro Ente. È stata inoltrata urgente richiesta formale di rimessione alla scrivente amministrazione della documentazioni elaborata e prodotta relativamente agli anni di riferimento».

Non so se sono riuscito a rendere il lato comico e kafkiano di questa vicenda, ma trovo davvero paranormale che il direttore dell’Arpab debba vestire i panni dell’investigatore privato per capire chi fosse l’impie gato che fino a pochi mesi fa aveva assolto alle funzioni di gestione del Catasto e che lo stesso direttore debba, di fatto, minacciare l’impiegato in oggetto per farsi restituire documenti pubblici la cui titolarità è in capo all’Agenzia e che il solerte impiegato ha ritenuto di dover portare con sé.

Il «Catasto rifiuti» dell’Arpab non ha mai brillato per efficienza e i dati, nonostante reiterate richieste formalizzate anche in una proposta di legge volta ad istituire una «Anagrafe della monnezza», sono sempre restati nei cassetti gelosamente custoditi dai sacerdoti addetti alla negazione dell’einaudiano diritto a poter conoscere per deliberare. Questa volta, però, la realtà ha superato la più sfrenata e fervida fantasia, toccando vette mai raggiunte prima. Lo scenario descritto da Schiassi, anch’egli impegnato nel consueto gioco dello scarica barile, avrebbe potuto ben figurare in un episodio della serie «Ai confini della realtà», magari in un remake di «Dimensioni parallele». Sì parallele, perché da un lato ci siamo noi, abitanti del pianeta Terra, e dall’altro loro, sulle loro dorate nuvolette, che gestiscono la cosa pubblica senza alcun senso dell’importanza del compito che sono chiamati ad assolvere e spesso nell’assoluta mancanza di rispetto delle leggi. [* segretario regionale Radicali]

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